La minaccia dell’Isis (o IS, come ormai si autodefinisce) è così grande che sta riuscendo dove tutte le precedenti catastrofi avevano fallito: far riavvicinare l’Iran degli Ayatollah agli Stati Uniti d’America. E’ di ieri infatti la dichiarazione del comandante delle forze di terra iraniane, Ahmad Reza Pourdastan, che in caso di avvicinamento dell’IS alle frontiere iraniane l’Iran potrebbe lanciare una pesante controffensiva fino alle profondità nel territorio iracheno. Si unisce alla sua dichiarazione quella del presidente Hassan Rouhani, che solo pochi giorni fa aveva definito un “dovere morale” il supporto al governo di Baghdad da parte di Teheran, pur ribadendo il volere dell’Iran di rimanere fuori dalla coalizione statunitense. Sebbene questo possa sembrare irrilevante, è da considerarsi significativo che il governo di Teheran abbia rilasciato le dichiarazioni proprio in questi giorni, mentre l’odiata Turchia, uno dei tradizionali rivali dell’Iran, si sta mano a mano riavvicinando al fronte anti-Is.

Dopo l’apertura delle frontiere con la Siria in favore dei profughi e degli aiuti per i combattenti curdi, avvenuta solo la settimana scorsa, il Presidente della Turchia Recep Tayyp Erdogan ha rilasciato un’importante dichiarazione durante il suo viaggio di ritorno dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Egli ha dichiarato che un’azione aerea potrebbe non essere sufficiente per bloccare l’avanzata dello Stato Islamico, e che la Turchia sarà pronta a “fare il suo ruolo” anche in una eventuale azione di terra che sia avallata dalla Comunità Internazionale.

Queste prese di posizioni simultanee rivelano quanto forte sia percepito dai governi mediorientali la minaccia del Califfato Islamico, unico attore in grado di far sì che la Turchia possa schierarsi in una lotta a fianco dei combattenti curdi. Nel frattempo, aumentano le difficoltà dello Stato Islamico all’interno del suo stesso territorio: l’Esercito siriano Libero, l’ala laica dell’opposizione ad Assad in Siria, sembrava ormai scomparso da diversi mesi. Tuttavia, grazie agli aiuti costantemente forniti dagli americani, è riuscito a riacquistare vigore e il controllo di alcuni villaggi nel Nord della Siria, ponendo un’ulteriore minaccia alla supremazia dell’Is in quella che è la sua principale roccaforte.
La situazione per il Califfato Islamico si sta facendo ogni giorno più difficile, specialmente per chi, dopo il devastante inizio della campagna militare, aveva pensato che per conquistare Baghdad (antica città dei califfi abbasidi) sarebbero bastati solo poche settimane.

 

Nicola Donelli