Era fine agosto quando Totò Riina dal carcere di Palermo lanciava nuove minacce contro Don Luigi Ciotti, l’avvertimento grave e pericoloso ha scosso il mondo dell’antimafia, tanto che ha spinto il Viminale a rafforzare la scorta del sacerdote che si batte contro le mafie. Riina diceva: “Ciotti, Ciotti, putissimu pure ammazzarlo”, ha detto il capo di Cosa nostra ad un altro boss, compagno di merenda, in quel di Palermo. Riina ha poi pronunciato anche parole molto dure contro Don Puglisi, sacerdote ammazzo dalla mafia e, aggiunge, che Ciotti “gli somiglia”.

La risposta di Ciotti è stata chiara, ha spiegato che quelle minacce sono “molto significative” e che “non sono solo rivolte a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in vent’anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese”. Si tratta di cittadini “a tempo pieno, non ad intermittenza, perché solo un noi può opporsi alle mafie e alla corruzione”.

Ma per Don Luigi Ciotti ora scatta l’allarme rosso, il fondatore di Libera in questo momento sarebbe l’uomo più a rischio d’Italia. L’allerta arriva da diverse Procure nazionali e anche la Direzione nazionale antimafia non lo nega, le fonti investigative raccontano che nei penitenziari girano voci su un possibile “cavallo pazzo” che potrebbe attentare alla vita di Don Ciotti per “accreditarsi” all’interno delle cosche. “La sua associazione – spiegano dalle Procure – gestisce gran parte dei beni che vengono confiscati a mafia, camorra e ‘ndrangheta. E quando ai padrini togli i loro beni, anche se a confiscarglieli non è don Ciotti, ma lo Stato, si tocca un nervo scoperto. Nell’immaginario collettivo della bassa criminalità, il responsabile è lui, don Ciotti”.

La scorta a disposizione del fondatore di Libera non sarebbe sufficiente, a detta degli esperti: “Ogni volta è necessario fare una bonifica preventiva dei luoghi pubblici dove va”. Ma Don Ciotti non arretra di un millimetro e sul sito dell’associazione si legge chiaramente che “Per me l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una “fame e sete di giustizia” che va vissuta a partire da qui, da questo mondo.”

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.