Delle proteste ad Hong Kong contro il governo cinese per avere più democrazia avevamo parlato esattamente una settimana fa, quando abbiamo raccontato della protesta degli studenti universitari, cui si sarebbero dovuti aggiungere anche altri settori tra i quali il locale Occupy Central.

Oggi le proteste nella città ex-britannica tornano prepotentemente alla ribalta in tutto il mondo: durante il weekend si sono susseguiti sit-in e cortei, arresti e rilasci, l’uso di gas lacrimogeni, spray al pepe, idranti, proiettili di gomma e manganelli (come disegnato da Daft Lord nella vignetta odierna della rubrica Countryball). Di questi modi di sedare la protesta ha avuto di che lamentarsi addirittura l’influente associazione degli avvocati di Hong Kong, che ha condannato l’azione della polizia.

La protesta continua con blocchi stradali che vanno dal quartiere finanziario di Central a quello commerciale di Causeway Bay, con più di 200 linee di autobus deviate o cancellate, l’impedimento per molti hongkonghesi a raggiungere il posto di lavoro: è l’effetto delle decine di migliaia di persone scese per le strade, si parla di almeno centomila persone – Hong Kong conta circa 7 milioni di abitanti.

Anche l’attuale governatore della città, Leung Chun Ying, è bersaglio di una richiesta di dimissioni: ha esortato i manifestanti a tornare a casa, affermando che non vuole “disordine” a Hong Kong, prima di far scendere in campo la polizia, ed ha in seguito smentito le voci secondo le quali avrebbe chiesto l’intervento dell’esercito di Pechino.
Dal canto suo, Pechino “offre deciso sostegno” all’Amministrazione di Hong Kong e difende la legittimità “intoccabile” delle regole elettorali varate a fine agosto per il voto alle elezioni del 2017 in cui una commissione “con ampia rappresentanza” ma fedele al Partito nominerà i candidati ed infine approverà il vincitore, un sistema teso “a salvaguardare la sovranità nazionale della Cina, la sicurezza e lo sviluppo così come la stabilità a lungo termine e la prosperità di Hong Kong”.

Il New York Times riferisce che le autorità avrebbero cancellato i fuochi d’artificio previsti per la festa nazionale cinese di mercoledì, intuendo il clima teso e le proteste che continuano ed al quale prendono parte anche gli studenti universitari, che boicottano le lezioni, ed i lavoratori di Hong Kong: basti pensare che l’Unione degli Insegnanti, forte di 90000 iscritti, ha indetto per domenica uno sciopero generale, ed oggi 44 filiali bancarie sono rimaste chiuse, con l’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong in ribasso dell’1.90%.

Nel frattempo, anche Taiwan esprime il proprio sostegno alla popolazione di Hong Kong: “Capiamo pienamente e sosteniamo la richiesta del popolo di Hong Kong per elezioni dirette”, ha affermato il presidente di Taiwan, Ma Ying Jeou, “Le autorità cinesi dovrebbero ascoltare la voce della gente di Hong Kong e gestire la protesta di decine di migliaia di persone in maniera pacifica e prudente”. Alcuni studenti taiwanesi hanno esposto cartelli con le scritte “Oggi Hong Kong, domani Taiwan”, auspicando dunque che anche l’isola di Formosa possa definitivamente liberarsi dell’incombenza di Pechino.

Simone Moricca