Oggi sarà una giornata importante per il Governo Renzi, da un lato la direzione del Partito Democratico in fibrillazione costante, in cui il premier dovrà convincere la minoranza interna e portarla sulle sue posizioni, dall’altro questa mattina l’incontro fra i leader dei sindacati Cgil, Cisl e Uil per discutere di una possibile mobilitazione unitaria.

Cisl e Uil fanno subito intuire che ci vanno piano e che non sarebbero ancora disposti a scendere in piazza, perché cercano ancora il dialogo. Restano cauti, vogliono ripartire dalla piattaforma lanciata prima dell’estate e cercare una mediazione sull’articolo 18, vorrebbero legare la negoziazione al fisco, alla politica industriale, agli investimenti e alla precarietà. Ma la Cgil da parte sua sarà già in piazza a San Giovanni il 25 ottobre insieme alla Fiom e preannuncia lo sciopero generale se il governo andrà avanti e farà un decreto per accelerare il lavoro sul Jobs Act.

I rappresentanti dei tre sindacati si sentono tagliati fuori dal Presidente del Consiglio e, su questo, Susanna Camusso ha detto che “Renzi parla solo con Confindustria”. Nel pomeriggio ci sarà la Direzione del Pd, la Camusso ha commentato: “C’è l’idea che nelle prossime 24 ore la direzione di un partito decide tutto ma noi siamo convinti che non è una battaglia dai tempi brevi”. E spiega al Governo che se ora Matteo Renzi parla della possibilità di mantenere l’obbligo di reintegro per i licenziamenti discriminatori non è un’apertura, perché è una tutela che “già c’è, è inamovibile e costituzionale”.

La Cgil, comunque, si è detta disponibile a discutere del numero di anni in cui si potrebbe sospendere l’articolo 18, non più di tre, però. Ma da Fazio, ieri, Matteo Renzi si è lasciato andare e ha dichiarato: “Domani, in direzione, annuncerò la cancellazione dei co.co.co, co.co.pro e di tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato” la forma prevalente del lavoro. I soldi, assicura Renzi, ci sono. Perché l’obiettivo è far contenta “la mamma che non ha la maternità, non D’Alema. E la maternità non si difende con l’articolo 18”. E su questo punto che la spaccatura potrebbe essere possibile: “Capisco che parte della sinistra è affezionata alla memoria, ma la memoria senza speranza è un museo delle cere. a mediazione non si fa tra maggioranza e minoranza del Pd ma con i lavoratori. Devo trovare una risposta che aiuti i lavoratori a uscire dalla crisi. Conservare le regole attuali non è la soluzione”. Conclude l’intervista, poi rispondendo agli attacchi di Della Valle e della Cei, con un messaggio ai cosiddetti ‘poteri forti’: “Possono anche mandarmi a casa domani mattina ma non pensino di telecomandarmi come una marionetta”.

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.