Il PD ha deciso: in seguito alle consultazioni della giornata di ieri, il nome di Stefano Bonaccini è emerso nitidamente quale candidato alla presidenza dell’Emilia-Romagna, nelle votazioni che si terranno fra circa due mesi. Bonaccini ha staccato nettamente il suo unico avversario, l’ex-sindaco di Forlì Roberto Balzani, ottenendo il 61% delle preferenze contro il 39% dello sfidante.

“Ovviamente sono molto contento, orgoglioso e onorato di questa responsabilità che mi hanno consegnato gli elettori. Mi ha appena scritto Matteo Renzi e sono stato al telefono un po’ con tutti i nostri dirigenti della Regione. Questo è il primo tempo, e come ho sempre detto la cosa più importante è il risultato finale. Finalmente ora avremo quasi due mesi per fare una campagna elettorale vera, che è quella con gli avversari”: queste le dichiarazioni a caldo del prescelto in casa PD, a cui toccherà l’arduo compito di succedere a 15 anni di governo Errani.

Tuttavia, a far discutere maggiormente, nel PD e non solo, è il dato relativo all’affluenza sorprendentemente bassa. Alle ore 20, termine ultimo, i votanti sono stati poco più di 58 mila: un vero crollo, se rapportato alle 400 mila persone che avevano votato alle primarie nazionali, ma un numero preoccupante anche se considerato rispetto ai semplici iscritti in Regione, quasi 75 mila. Non sono mancate le stoccate, immediate, tramite twitter e altri social network riguardo al risultato così deludente. Stando allo sconfitto Balzani, invece, la bassa affluenza è stata una scelta precisa del PD, che non ha pubblicizzato adeguatamente le primarie mantenendo un basso profilo.

In realtà, la situazione del partito risulta essere quantomai delicata. Prima le dimissioni del governatore Vasco Errani, condannato in secondo grado per falso ideologico per la vicenda “Terremerse”; quindi, l’allestimento in fretta e furia delle primarie per individuare un candidato. E anche qui le cose per il PD non sono state affatto semplici: a poche ore dalla presentazione delle candidature, il ritiro di Daniele Manca, sindaco di Imola, e poi di Matteo Richetti, deputato modenese raggiunto da un avviso della procura della Repubblica per peculato. Anche lo stesso Bonaccini risultava coinvolto nella vicenda, ma ha deciso di proseguire la sua corsa e, col senno di poi, i fatti gli hanno dato ragione, dal momento che lo scorso giovedì i pm hanno richiesto l’archiviazione della sua posizione.

La storia di Bonaccini nel PD è quella di un bersaniano di ferro “convertito” in seguito al nuovo vangelo renziano, decisione che suscitò non pochi malumori, fino a diventare responsabile enti locali nella prima segreteria di Renzi. A lui, adesso, la sfida di riportare ordine e serenità nel PD emiliano, profondamente scosso dalle ultime vicende e dall’avanzata tumultuosa dei 5 Stelle sul territorio.

Emanuele Tanzilli