Non si placano le proteste a Hong Kong, portate avanti soprattutto da giovani manifestanti, per lo più liceali, che chiedono, nelle prossime ore, le dimissioni dell’attuale governo sottoposto alle pressioni e alle volontà cinesi.

Hong Kong e i problemi interni

La data scelta per avanzare questa richiesta, forse, non è casuale: difatti oggi si festeggiano i 65 anni della Repubblica Popolare Cinese e durante l’alzabandiera per onorare l’anniversario, un gruppo di giovani studenti a Hong Kong è riuscito a superare il cordone di sicurezza per contestare pubblicamente il premier in carica, Chun-ying Leun.

Una volta allontanati si è alzata una nuova voce di protesta, questa volta per chiedere le dimissioni del capo di governo.
«Deve dimettersi entro la mezzanotte di domani o fronteggiare nuove e aggressive forme di protesta.»

Velate minacce al premier arrivano anche da Agnes Chow e Lester Shum, rispettivamente portavoci di Scholarism e della Federazione degli studenti di Hong Kong, i quali hanno affermato che «se il chief executive non si dimetterà occuperemo una serie di edifici pubblici».
Oltre alle dimissioni di Leun, i manifestanti di Hong Kong chiedono anche di ritirare le limitazioni poste dal governo per le elezioni del 2017.

Hong Kong e i problemi diplomatici

Nel frattempo le tensioni si alzano anche sul fronte estero.
Piccata è stata la richiesta avanzata nei giorni discorsi da Pechino all’Occidente di non immischiarsi nella faccenda delle proteste di Hong Kong, ma sia il Segretario di Stato americano, John Kerry, che il vicepremier britannico Nick CLegg, hanno fissato degli incontri con il Capo della Diplomazia cinese e con l’ambasciatore cinese a Londra.
Soprattutto la Gran Bretagna è fortemente preoccupata per la situazione di stallo in cui verte l’ex colonia inglese.

Accuse pensanti arrivano anche dalla Russia, questa volta nei confronti degli Stati Uniti, ritenuti dai russi i principali responsabili della protesta di Hong Kong, in quanto «troppo analoga a quella di Kiev. La somiglianza, dunque, non è casuale».
Quindi si può ritenere che «le proteste in Ucraina e Cina hanno la stessa regia.»

Maria Stella Rossi