Mo’ basta. L’accanimento contro Napoli e la Campania è diventato davvero insopportabile, oltre che ingiusto. Prima la mozzarella alla diossina (poi si è scoperto che era tutta una “bufala”, per rimare in tema), poi il caffè; ora è il turno della pizza. Sì, avete capito bene, la pizza. Icona italiana, prima ancora che di Napoli, quell’incredibile esperienza sensoriale che porta milioni di turisti e non a fare file lunghissime, a non rinunciarvi neanche alle 10.30 del mattino o alle 16.00 del pomeriggio.

Anche stavolta ci toccherà dimostrare il contrario, ci toccherà resistere ad una nuova strumentalizzazione che di più stupide non ce ne sono. Non ho alcuna intenzione di entrare nel merito della farina bruciata nei forni a legna (anche perché mangiatevela voi la pizza cotta nei forni elettrici) ma sono anni che tutto ciò che è campano, più o meno buono, deve fare male a qualcuno o a qualcosa. Si sa che la fiorentina cotta al sangue potrebbe fare potenzialmente male, ma non ho mai visto trasmissioni o servizi televisivi che si accanissero contro la meravigliosa bistecca tipicamente toscana (sia chiaro che alla fiorentina io non rinuncerei mai), e basterebbe andare in qualunque buco della nostra meravigliosa nazione dove ci sono piatti tipici che sono tali perché fatti con metodi tradizionali.

Non è vittimismo e non sono manie di persecuzione, è solo il grido ormai disgustato di chi questa terra la ama ed è stanca di sentirne parlare in questo modo. Mediaticamente si continua a descrivere la Campania come la terra dei fuochi, dei rifiuti, dei borseggiatori e della camorra. Ma la Campania non è solo questo, anzi, per risolvere questi problemi dobbiamo valorizzare le tante eccellenze che abbiamo. L’agroalimentare campano è proprio tra questi. Oltre 14% del PIL della nostra regione deriva dall’agricoltura e dalla zootecnia con una gamma di specialità tra le più ampie in Campania. Sono più di una dozzina i prodotti agroalimentari che si fregiano dei marchi Dop e Igp.Tra questi la mozzarella di bufala e il caciocavallo silano, tre diversi olii di oliva e prodotti ortofrutticoli quali la mela annurca, la castagna di Montella, il limone di Sorrento e della Costa d’Amalfi, la nocciola di Giffoni e il pomodoro di San Marzano. Per quanto riguarda le produzioni vinicole, sono ben ventinove i vini campani riconosciuti con i marchi Doc, Docg e Igt e le province di Avellino e Benevento sono tra le principali esportatrici di vini di qualità in Italia e all’estero.

Quello che quotidianamente arriva sulle nostre tavole è un tema importantissimo ed è giusto parlarne, soprattutto per quanto attiene alla salute, ma mi chiedo quale sia l’obiettivo di questa inchiesta. Anzi, forse l’ho capito, è fare un pò di audience trattando di una cosa troppo cara a tutto il mondo e non solo ai campani. La logica è sempre la stessa, fare notizia, e Napoli fa notizia, fa notizia il napoletano senza casco ma non fa altrettanto notizia un intero quartiere di Roma che scende in piazza per difendere un giovane diciassettenne arrestato dalla polizia perché aveva ucciso un senzatetto di origini pakistane. Napoli è il fronte, è quell’Italia da etichettare, da rifiutare. La prossima volta magari approfondirò quelli che sono i problemi di una capitale decadente da cui nessuno si sente di sfuggire, soprattutto chi come va ha voglia di cambiarla. Per ora ho forse fatto il gioco di Report e di quanti sulla pelle di Napoli, mai come in questo momento debole e indifesa, speculano; ma a volte la passione e l’amore vengono prima di qualsiasi cosa.

Antonella Pepe

1 COMMENTO

  1. Quanti discorsi per niente…su report fanno intere trasmissioni di denuncia dove criticano le storture di qualsiasi parte d ‘italia ,chissà perchè quando si parla di Napoli si fa polemica ,si fa sviolinamento inutile e le solite sceneggiate partenopee vedi la mamma di ciro esposito sempre in televisione oppure quella di bifolco …avete rotto il c”’ .

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