Sono ormai certe le date di rilascio del prossimo album degli AC/DC, l’indimenticata rock band australiana (di nativi scozzesi) che ha alimentato – e alimenta tutt’oggi – il mito della rock generation. Rock or Bust uscirà in Australia il 28 novembre, sarà in Europa il 1° dicembre e il giorno seguente negli States.

Per placare le attese dei fan – quanto per stuzzicarle – è stata rilasciata una tracklist di undici brani di cui altro non circola che quest’anteprima, da cui si può già evincere il taglio dato alla nuova fatica del gruppo, a quarantuno anni dalla fondazione. Rilasciata come teaser per la TBS, la demo sfronda le soluzioni stilistiche hard rock da strada – nel senso anche buono dell’epiteto –  tipiche degli AC/DC. Ancora una volta la loro musica si farà forte dei riff d’impatto di un sempreverde Angus Young, vate dell’iconografia rock – sono suoi l’irrinunciabile headbang e la quack dance –, e dell’inconfondibile vocalità del frontman Brian Johnson, volto mediatico della band che pure aveva trovato decise opposizioni ai tempi del passaggio di consegna con Bon Scott, scomparso all’apice della carriera con il gruppo (1980).

Malcolm young
Malcolm Young

Proprio in questi mesi la band si prepara ad un altrettanto – se non più – doloroso trauma: manca all’appello dei veterani il quasi sessantunenne cofondatore Malcolm Young, a proposito di cui alcune rumor – valicato il muro di discrezione eretto dalla famiglia –, da poco divenute notizia ufficiale, parlavano di demenza senile.

Brian Johnson negli scorsi mesi ha rilasciato a Classic rock dichiarazioni molto apprensive sullo stato di salute della storica chitarra ritmica degli AC/DC, il cui addio alla scena musicale è ormai ufficiale:

«We miss Malcolm obviously. He’s a fighter. He’s in hospital but he’s a fighter. We’ve got our fingers crossed that he’ll get strong again» [Ovviamente ci manca Malcolm. È un combattente. Ora è in ospedale ma combatte. Teniamo tutti le dita incrociate perché torni di nuovo forte].

A sostituirlo nelle sedute di registrazione a Vancouver – consumatesi, sembra, in dieci intensi giorni – c’era il più giovane Steve Young (classe ’56). Per il nipote degli storici fratelli, Malcolm e Angus, e della sorellona Margaret, che secondo la leggenda aveva trovato l’ispirazione per il nome della band da un aspirapolvere, non sono mancate le buone parole del frontman:

«Stevie […] was magnificent, but when you’re recording with this thing hanging over you and your workmate isn’t well, it’s difficult» [Stevie è stato magnifico, ma quando stai registrando con questa cosa sospesa su di te e sul tuo collega non va bene, è difficile].

Per il 2015 la band promette un grandioso tour internazionale di quaranta eventi per festeggiare i trascorsi quarant’anni dalla nascita degli AC/DC, di cui non sono tuttavia chiare ancora le dinamiche. Se le malinconiche parole del frontman, in occasione del conferimento di una laurea ad honorem in musica presso la Northumbria University di Newcastle, avevano riferito in proposito del progetto di un «final bye bye tour», il batterista Phil Rudd si spinge con decisione nella direzione di una continuazione delle attività. A Nine network ha infatti confermato il mese scorso:

«Ci sarà un altro tour e io sarò presente. Probabilmente dovremo essere tutti morti prima che la band si fermi».

Tra voci e indiscrezioni che si rincorrono, ai fan, aldilà dei timori per un possibile ritiro dell’amato gruppo dalle scene, certo non mancheranno nei prossimi mesi le occasioni per rivivere a pieno la gloria degli AC/DC e ciò che essi hanno rappresentato per il mondo della musica rock.

Antonio Somma

(Immagine in evidenza di Jorge Herrera/WireImage)