Un “sì condizionato”: questa la risposta delle commissioni parlamentari europee alla candidatura di Karmenu Vella per ambiente, affari marittimi e pesca.

Sebbene soltanto in pectore, è ormai una mera formalità la nomina del nuovo Commissario ed il laburista maltese Karmenu Vella può già considerarsi a tutti gli effetti il nome scelto dall’Europa per ambiente, affari marittimi e pesca. Vella, che era stato indicato fin da subito dal nuovo presidente Juncker, ha ricevuto un via libera condizionato, però, all’ottenimento di risposte più precise e dettagliate sulla materia in oggetto, nonché all’inserimento nel portafoglio del vice-presidente Jyrki Katainen delle deleghe in materie ambientali.

Eppure, il nuovo corso targato Juncker non sembra essere molto interessato ad affrontare con la giusta determinazione problemi cogenti e indifferibili come, appunto, quelli legati all’ambiente. Del resto, né Juncker né Katainen sono celebri per essere particolarmente sensibili al tema, e la stessa scelta di Vella, che pure è un laburista, come Commissario all’Ambiente, suscita non poche perplessità persino fra i rappresentanti del suo stesso gruppo parlamentare.

Il motivo di tanto contendere, è la prima audizione tenuta da Vella al Parlamento europeo, che più che convincere ha lasciato gli eurodeputati con un retrogusto d’incertezza. Il maltese è sembrato ondivago ed insicuro, limitandosi a risposte di facciata in più di un’occasione. A partire dalla decisione di accorpare le questioni ambientali e degli affari marittimi in un’unica commissione. “La crescita blu e la crescita verde rappresentano due facce della stessa medaglia. In effetti l’acqua ricopre il 70% del pianeta, mentre la terra rappresenta solo il 30%. Le politiche ambientali e marittime si rafforzano mutualmente e in nessun caso bisogna uno dei due settori deve essere privilegiato a detrimento dell’altro”, ha risposto Vella, provando a rassicurare un po’ tutti sui programmi di Bruxelles. Crescita e sviluppo sostenibile andranno di pari passo, questo almeno è quanto affermato, a parziale giustificazione della totale assenza di parole quali “sostenibilità” nell’agenda europea, e dovrebbero pertanto riguardare tutti i Paesi dell’Unione.

Una spiegazione che non convince affatto, tanto da portare il presidente del Parlamento Martin Schulz e perfino il presidente della commissione Pesca, il popolare Alain Cadec, a richiedere risposte più esaustive. Ma il timore è che le politiche ambientali finiscano per essere marginalizzate, proprio ora che l’Europa si avvia a confrontarsi con gli obiettivi fissati nel patto “20-20-20” e la ridefinizione degli standard per il 2030.

Insomma, la scelta di Vella è riuscita a scontentare tutti, e all’orizzonte non si definiscono politiche precise di mix energetico (“Se alcuni conducono studi sul gas di scisto, sarebbe interessante vedere quel che ne esce, prima che l’Ue sottoponga un progetto legislativo”, la sua imbarazzante opinione sul fracking), inquinamento dell’aria, lotta ai cambiamenti climatici: un bel cruccio, ma soprattutto un problema non semplicemente politico all’interno di quelle “larghe intese” ormai istituzionalizzate anche in ambito europeo, che si configura come una dimostrazione di scarso riguardo nei confronti di quella che dovrebbe essere, invece, una delle priorità assolute del nuovo esecutivo.

Le premesse, purtroppo, non sono per nulla incoraggianti.