Alla fine, l’inenarrabile sequela di moniti sulla disciplina di bilancio ha fatto insorgere i Paesi europei, stanchi di sentir parlare soltanto di austerità. E Renzi, a sorpresa, si schiera con la Francia trattando la Merkel come una professoressa antipatica.

“Proprio perché noi rispettiamo il 3%, non accettiamo che nessuno in Europa faccia il professore trattando gli altri come studenti”: questo il messaggio lapidario tweettato dal premier Renzi, una stoccata rivolta ai falchi (o, a questo punto, avvoltoi?) del rigorismo che, in sede continentale, ripropongono il mantra dell’austerità e dei “compiti a casa” da svolgere in maniera ordinata. Neanche l’Europa fosse un’aula di liceo con gli alunni pronti ad alzare il dito per chiedere di giustificarsi, deve aver pensato il Presidente del Consiglio, che ha così fatto giungere il suo fastidio da Londra, dove si trova attualmente in visita dopo aver fatto tappa negli Stati Uniti.

Ma procediamo con ordine: soltanto un paio di giorni fa, la Francia del Presidente Hollande, sconvolto dagli ultimi disastri elettorali e costretto a un rimpasto di governo per rimescolare carte fino ad ora perdenti, ha annunciato, per bocca del neo ministro delle Finanze Valls, l’intenzione del Paese transalpino di non rispettare i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea almeno fino al 2016, portando addirittura il deficit per quest’anno al 4,4%.

Una mossa che ha spaventato i tedeschi, com’era prevedibile, con la risposta automatica della cancelliera tedesca giunta puntuale (“i Paesi dell’Unione devono fare i loro compiti”), rinforzata dalle dichiarazioni di Mario Draghi che, in sostanza, aveva espresso il medesimo concetto mentre si avviava verso Napoli per il direttivo della BCE (che Libero Pensiero ha seguito in tempo reale, ndr).

Insomma, un vicolo cieco da cui sembra difficile uscire in maniera univoca. Ma dall’Italia, che tra l’altro ha già ampiamente preventivato di non rispettare il pareggio di bilancio per un anno ancora e di rallentare nel processo di riduzione del debito, è giunto un supporto inaspettato ai cugini francesi. “Rispetto la decisione di un Paese libero e amico come la Francia, nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studenti”, ha dichiarato Renzi. Un modo come un altro per svincolarsi dalla rigida morsa dell’austerità teutonica, approfittando del “coraggio” degli omologhi d’oltralpe; ma del resto, che a Roma si punti tutto sulle misure per la crescita è risaputo da tempo.

Anche Graziano Delrio, poche ore prima, aveva evidenziato in modo netto che “le regole di rigore e disciplina vanno bene, ma la ricetta dell’austerità ha terminato il suo ciclo ed è ora di aprire un processo di crescita”. In ballo, i famosi 300 miliardi che l’UE avrebbe messo sul piatto per investimenti e sviluppo. Un piatto troppo goloso per mettersi in disparte ed abbandonare il tavolo. E così l’Italia e la Francia si scoprono scolaretti indisciplinati, attaccati alla gonnella della maestrina antipatica per farle dispetto.

Emanuele Tanzilli