Esistono “tre strumenti fondamentali per l’inclusione sociale dei più bisognosi, quali l’istruzione, l’accesso all’assistenza sanitaria e il lavoro per tutti“. A dirlo è una vecchia guardia d’eccezione, il pontefice Jorge Mario Bergoglio, al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Il discorso del Papa sul tema del lavoro è chiaramente riferito al dibattito sia italiano che europeo e usa pochi mezzi termini quando ritiene che la crescita delle diseguaglianze e la considerazione del lavoro come una semplice variabile dei mercati finanziari siano un rischio per la democrazia partecipativa.

In particolare dunque Papa Francesco si scaglia contro un certo modo di intendere i diritti sociali, sempre più gentile concessione del mercato in una “società consumistica“, colpevole dei forti “squilibri tra settori economici, tra remunerazioni, tra banche commerciali e banche di speculazione, tra istituzioni e problemi globali“. Necessaria per il vescovo di Roma è un’inversione di rotta, tenendo “viva la preoccupazione per i poveri e la giustizia sociale“, irrobustendo le tutele del lavoratore e dell’ambiente.

Queste parole pronunciate dalla Santa Sede potrebbero apparire certo analisi e considerazioni ovvie, fonte di mille interpretazioni e prive di concretezza ma sono comunque un’importante contestazione sociale ad un sistema che è oggi dominante nell’Europa dell’austerity e della precarietà.
Soprattutto quando queste parole interpretano e rielaborano concetti quasi marxisti come la redistribuzione delle ricchezze, della giustizia sociale e la libera fruibilità dei beni comuni – in assoluta controtendenza con il passato della stessa istituzione pontificia – nella speranza di far riflettere quelle vaste aree politiche che tengono apparentemente in alta considerazione l’opinione non solo spirituale della Chiesa.
Non di meno il Papa analizza lucidamente il problema della globalizzazione a senso unico rilevando come “lo sfruttamento dello squilibrio internazionale nei costi del lavoro, che fa leva su miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno”  non solo non rispetti “la dignità di coloro che alimentano la manodopera a basso prezzo, ma distrugge fonti di lavoro in quelle regioni in cui esso è maggiormente tutelato“.
Lo stato di diritto sociale non va smantellato ed in particolare il diritto fondamentale al lavoro. Questo non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari. E’ un bene fondamentale rispetto alla dignità, alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace“.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.