Il leaderismo è diventato, ormai in maniera evidente, uno dei cardini del sistema politico italiano. Alcuni ritengono che la presenza stessa di leader carismatici presagisca una svolta autoritaria del quadro politico italiano; altri, in maniera più temperata, vedono nella leadership una debolezza dei partiti moderni; altri ancora vedono nel leaderismo che ormai permea i nostri soggetti politici -ma anche la società nel suo complesso- un elemento benefico. Per dare un quadro complessivo, bisogna dire che esistono vari tipi di leadership, che possono discendere da processi di gruppo o di singoli e, soprattutto, possono inquadrarsi in leadership valoriali, basate più che altro sulla fiducia nel soggetto o nei valori che propugna, o in leadership “istituzionali”, basate sull’istituzionalizzazione dei processi di selezione del capo.

La prima, e più antica, forma di leaderismo si può riscontrare nell’autorità religiosa: il capo carismatico di una religione, ed in questo caso faremo riferimento ai Pontefici della Chiesa Cattolica, è legittimato, come leader, in parte dalla tradizione valoriale della comunità di riferimento ed in parte dall’esistenza in sé della comunità. Benché vi sia, insomma, una gerarchia, cui il demos di riferimento può o meno accettare come tale, il Papa è legittimato come leader spirituale della comunità ecclesiastica non in quanto selezionato dai cardinali in Conclave, ma in quanto l’elezione è ispirata, secondo la dottrina ecclesiastica, dallo Spirito Santo.

Altra forma di leaderismo, quasi altrettanto antica, è quella di stampo monarchico. Questo tipo di leadership, che ritorna attuale nel caso dei dittatori repubblicani, è dovuta, parimenti a quella di stampo religioso, a meccanismi di gruppo: il Re, difatti, nasce come primus inter pares, come “primo fra pari”, legittimato dall’aristocrazia cui fa riferimento. A differenza della leadership di stampo religioso, tuttavia, si caratterizza come una forma “istituzionalizzata” di leaderismo: si pensi alle leggi di successione, ai rituali dell’incoronazione, e via discorrendo. Questa forma, che si riscontra anche negli stati di stampo dittatoriale, è riscontrabile, in Italia, nell’esperienza partitica di Forza Italia, partito-azienda per eccellenza, ove il leader è in grado di indicare il suo “delfino”, il suo successore al “trono”, spesso e volentieri (il Front National francese, esperienza simile sotto il profilo della creazione della leadership, insegna) facente parte della famiglia del primo leader.

La terza forma di leaderismo, di stampo movimentista, è in Italia chiaramente riscontrabile nei casi del Partito Radicale di Pannella e del Movimento Cinque Stelle di Grillo. Similmente alle leadership di stampo religioso, si basa sulla fiducia irrazionale del gruppo di riferimento, ma in forma non mediata, nella misura in cui il capo si pone in contatto diretto con il “suo” popolo, senza l’intermediazione di una gerarchia intermedia. E, sempre similmente alla leadership religiosa, si caratterizza -tanto che ottiene maggiore risalto nei momenti di crisi dell’istituzione- per il suo “rifugiarsi” in valori costitutivi e precedenti il momento istituzionale, caratterizzandosi come leadership di stampo valoriale e tradizionale.

La quarta forma di leadership, che Weber riteneva scaturire dalla “routinizzazione del carisma”, è la leadership dei moderni partiti occidentali, basata sì su un rapporto diretto tra il leader ed il suo “popolo di riferimento”, non mediato da gerarchie intermedie (si pensi al Partito Democratico ed al suo “mito fondativo” delle primarie), ma istituzionalizzato, e dunque regolamentato. Il leader, insomma, non succede al precedente, come nel caso dei leader religiosi o di movimento, necessariamente per l’aderenza ad un valore di stampo tradizionale o perché individuato “furor di popolo”, come successore ma, viceversa, gran parte della sua legittimazione è dovuta alla sua partecipazione in prima persona ad un meccanismo di selezione ben disciplinato.

Al lettore, giacché la preferenza circa il tipo di leaderismo è di carattere personale, trarre le proprie conclusioni. Fermo restando che l’unica forma di leadership carismatica, tra le quattro comunemente accettate nella letteratura politologica ed esposte, in breve, in questo articolo, compatibile con una forma di stato democratica è, a mio avviso, la quarta, la leadership “routinizzata”.

Nicola Lombardi

1 COMMENTO

Comments are closed.