La Prima guerra mondiale ha avuto conseguenze immediate sul Medio Oriente: il conflitto ha determinato la disgregazione dell’Impero Ottomano e la sua suddivisione in numerose entità politiche che, col tempo, sarebbero diventate Stati indipendenti. In particolare, la Francia e la Gran Bretagna si sono assicurate, grazie anche allo strumento dei mandati della neonata Società delle Nazioni, l’amministrazione dei territori corrispondenti agli odierni Palestina/Israele, Giordania, Iraq, Libano e Siria.

Il movimento sionista ha trovato un’importante sponda dalla Gran Bretagna, assicurandosi, così, la creazione di una sede nazionale per gli ebrei. In più, i sionisti hanno saputo sfruttare bene un’altra conseguenze della disfatta ottomana: il crollo dell’impero significava la frantumazione del quadro politico che teneva insieme, da secoli, arabi e turchi (ed ebrei nell’ultimi decenni) uniti sotto un unico stato.

La Gran Bretagna ha svolto un ruolo fondamentale nella questione palestinese nel primo dopoguerra. Vari erano gli accordi tra le potenze dell’Intesa sulla spartizione del Medio Oriente, ma nessuno di questi è stato rispettato (sarà poi la Società delle Nazioni ad assicurare i mandati). Ma lo stato anglosassone aveva preso impegni anche con signori della guerra e gruppi nazionalisti: se avessero scatenato delle rivolte contro l’impero, avrebbero avuto l’opportunità di creare uno stato arabo o più stati arabi (senza specificarne i confini e quali etnie ne avrebbero fatto parte).

Dall’altro lato, il barone Lionel Rothschild proponeva al Ministero degli esteri britannico una risoluzione a favore della Federazione sionista britannica. Il Ministro Balfour, dopo aver limato dei termini per non scontentare gli alleati arabi, pubblica la “Dichiarazione Balfour”, in cui si diceva che il governo britannico vedeva con favore la creazione di un focolare nazionale ebraico in Palestina, assicurando assistenza alla comunità presente in Palestina.

Il sostegno britannico alla causa sionista è da sempre oggetto di dibattito. Si pensa che il governo britannico abbia aiutato gli ebrei per avere uno stato perno nel Medio Oriente, una regione strategica per la protezione della via di comunicazione con l’India; anche il desidero di attrarre le risorse finanziarie ebraiche, nonché per evitare che la Germania sostenesse le rivendicazioni sioniste, tagliando fuori la Gran Bretagna dal Medio Oriente. Si sostiene che anche l’opinione pubblica abbia avuto una certa compassione per la condizione degli ebrei in tutto il mondo.

Il sistema dei mandati contrastava fortemente con i principi americani del libero mercato e libero commercio internazionale: Francia e Gran Bretagna volevano mantenere una relazione diretta con i propri domini coloniali.

La Francia aveva il mandato sulla Siria e sul Libano, mentre la Gran Bretagna controllava il territorio odierno di Israele, Giordania e Iraq. Tale sistema consentiva alle potenze mandatarie il controllo totale della politica estera e dell’economia. Alla conferenza di El Cairo del 1921, i britannici decidono di separare il territorio ad est del Giordano per creare la Transgiordania (Giordania una volta ottenuta l’indipendenza nel 1936) con Abd Alla’h come emiro. Però, contravvenendo agli impegni presi con gli ebrei, i britannici limitano fortemente l’immigrazione di ebrei ad ovest del Giordano.

 Per venire incontro alle richieste degli ebrei, il governo britannico scrive un documento in cui riconosce un’agenzia ebraica (l’Organizzazione sionista mondiale), con a capo Ben-Gurion (sarà il primo premier di Israele). Poiché questa era saldamente sotto il controllo dei sionisti laburisti, non è stata mai riconosciuta né dai revisionisti né dagli ebrei ortodossi.

L’Agenzia ebraica controllava la colonizzazione (attraverso il Fondo per la fondazione della Palestina) e l’insediamento (attraverso il Fondo nazionale ebraico). Fungeva anche da Ministero degli esteri. Infine, Churchill affermava che la dichiarazione Balfour non era oggetto di discussione.

L’atteggiamento di imposizione di un ordinamento politico ed amministrativo voluto dall’alto non è mai stato accettato dagli arabi autoctoni: quest’ordinamento sembrava escludere totalmente dal dibattito gli arabi, abitanti di quelle terre da secoli.

Marco Di Domenico