Il 30 Settembre è stato rappresentato, per la quarta volta nel mese, al Teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli, il “Don Checco” (revisione di Lorenzo Fico): si tratta di un’opera buffa composta da Nicola De Giosa ( librettista Almerindo Spadetta) nel 1850 ed eseguita per la prima volta l’11 Luglio dello stesso anno al Teatro Nuovo di Napoli.

Basandosi sul modello della commedia degli equivoci, che tanto grande fortuna ebbe nel teatro greco e in quello latino (si ricordino, ad esempio, i Menecmi e l’Amphitruo di Plauto), il “Don Checco” è un eccellente rappresentante della tradizione comica partenopea ottocentesca; a tal proposito basti pensare che, dopo la prima rappresentazione, l’opera fu replicata per ben novantasei sere consecutive approdando nei successivi venticinque anni in vari teatri d’Italia e d’Europa. Molto apprezzata dal re Ferdinando II di Borbone, che vi assisteva ogni volta che veniva rappresentata al Teatro San Carlo, l’opera alterna parti cantate a parti recitate, mostrando legami con il realismo d’oltralpe e con l’opèra-comique di stampo francese. Ciò potrebbe far sorridere, in quanto il De Giosa dichiarò più volte in lettere e articoli giornalistici la propria avversione per la musica tedesca e il desiderio di contrastare il successo delle operette francesi.

Nonostante il dialetto tenda talvolta ad oscurare la bellezza dei versi cantati, ne traggono vantaggio la brillantezza e la freschezza dei dialoghi che rendono il “Don Checco” un’opera fluida e molto godibile. Nella rappresentazione svoltasi al Teatrino di Corte, il ruolo di Don Checco è stato affidato al baritono Bruno Taddia, notissimo al panorama musicale lirico: ha infatti interpretato il personaggio di Don Giovanni nell’opera omonima mozartiana, Figaro ne “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, Don Alfonso in “Così fan tutte”, per proporre solo alcuni esempi (senza parlare del suo repertorio sinfonico, che tocca, tra gli altri, Brahms, Mahler e Bach). Fiorina e Carletto sono interpretati rispettivamente dal tenore Fabrizio Paesano e dal soprano spagnolo Carmen Romeau, Bertolaccio dal baritono Giulio Mastrototaro, mentre la voce di Roberto è quella di Salvatore Grigoli; infine, Vincenzo Nizzardo interpreta Succhiello Scorticone. L’Orchestra e il Coro del San Carlo sono diretti dal maestro Francesco Lanzillotta e la regia è di Lorenzo Amato.

Nicola De Giosa nacque a Bari nel 1820 e nel ’34 fu ammesso nel Conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli dove si dedicò allo studio del flauto per poi iniziare studi di composizione con Francesco Ruggi e Nicola Zingarelli prima e con Gaetano Donizetti poi, di cui fu uno degli allievi prediletti. Nel campo dell’opera “seria”, nel senso di “non buffa”, il De Giosa fu imitatore del proprio maestro e di Giuseppe Verdi, sebbene in questo campo non si muovesse con la stessa disinvoltura che mostrava in quello buffo e semiserio. Fu inoltre autore di musica sacra, di raccolte di numerose romanze e di canzoni napoletane per pianoforte e voce che, oltre ad avere un grande successo all’epoca, costituirono il modello per i compositori della generazione successiva. Alla sua morte, avvenuta nella sua città natale nel 1885, il comune di Bari decise di intitolargli una strada della città.

Per chi volesse assistere alla rappresentazione del “Don Checco”, l’opera andrà in scena ancora il 4 Ottobre alle 20.30, sempre al Teatrino di Corte.

Luigi Santoro

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