Dopo 95 anni di vita cessa di esister per fallimento una delle librerie più belle ed importanti di Napoli, la libreria Guida di Port’Alba, che ha visto nelle giornate del 24 e 25 settembre un’affluenza mai registrata prima per una svendita culturale senza precedenti: più di mille persone in due giorni desiderosi di acquistare qualcosa tra i 700mila libri o litografie messe in vendita dai curatori fallimentari, in molti appostati di buon mattino nonostante l’orario di apertura fissato per le 16:00. Una folla di universitari, appassionati, collezionisti, curiosi, gente in cerca dei libri di testo. Il caos fuori la sede si è evitato grazie al controllo di guardie giurate, organizzate con ticket simili a quelli che si vedono nei reparti salumeria dei supermarket.

È proprio “supermarket” il paragone usato dalla famiglia Guida per descrivere la svendita che mai avrebbero voluto vedere e che mai avrebbero previsto negli anni d’oro della libreria, quando la storica “saletta rossa” vantava ospiti illustri come Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Umberto Eco, Jack Kerouac ed altri ancora. Giuseppe Guida si sente tradito non solo dalle autorità locali e nazionali, ma anche degli stesi cittadini napoletani, che non hanno saputo rispondere prontamente all’appello di salvataggio lanciato dalla famiglia tempo fa. Troppi i 6 milioni di euro di debiti della libreria, seppur dichiarata bene culturale nel lontano 1983. La magra consolazione – spiega il procuratore fallimentare – è che essendo un edificio storico con vincolo di destinazione per decreto ministeriale, non si potrà svolgere alcun esercizio commerciale diverso da una libreria, nonostante l’amara battuta della famiglia Guida, convinti di un’apertura di un negozio di patatine.

Nonostante l’amarezza generale, la vendita ha avuto successo ed ha fruttato i ricavi sperati, grazie anche all’archivio storico della libreria che ha messo a disposizione libri storici risalenti a molti secoli fa. Sono ricavi che serviranno a soddisfare molti creditori, tra cui il Banco di Napoli, quindici dipendenti, piccole e grandi case editrici, persone che hanno investito nella cultura.
Port’Alba reagisce alla chiusura della libreria regina della zona con una nuova apertura, la libreria Langella, che offre libri antichi e moderni. Per una libreria che chiude quindi, se ne apre un’altra. L’appello dei librai è chiaro : entrare nelle librerie quando sono vive, non quando sono morte.

Diego Sbriglia