In una conferenza stampa il Capo Esecutivo (chief executive) di Hong Kong Leung Chun-ying ha annunciato che si terranno degli incontri tra i manifestanti e il governo per trovare una soluzione alla crisi. A rappresentare il governo sarà il Capo della Segreteria Carrie Lam. Tuttavia il capo esecutivo ha ribadito che non si dimetterà, come i gruppi studenteschi chiedono a gran voce, ma continuerà a impegnarsi per l’attuazione di una riforma costituzionale che introduca il suffragio universale per l’elezione del Capo Esecutivo nel 2017.

Nei giorni scorsi i gruppi studenteschi avevano inviato una lettera pubblica per chiedere al governo di Hong Kong un confronto, in particolare con il Capo della Segreteria, per giovedì sera. La conferenza stampa ha avuto luogo nel palazzo del governo poco prima dello scadere del tempo limite entro cui si sarebbe dovuto dimettere Leung. Carrie Lam ha dichiarato la propria disponibilità al dialogo, ma al momento non è stata proposta una data per tale incontro.

Dal 1997 Hong Kong da colonia brittanica fu annessa ufficialmente alla Repubblica Popolare Cinese in base a un accordo stipulato con la Gran Bretagna del 1984. Tale accordo prevedeva anche che per i successivi 50 anni dall’annessione la città avrebbe goduto di un’autonomia speciale ad eccezione della difesa e della politica estera. Il precedente sistema per l’elezione del capo esecutivo, il governatore di Hong Kong, prevedeva l’istituzione di una commissione di 1200 esponenti della città, molti dei quali favorevoli al governo cinese. Tuttavia, grazie al cosiddetto “one country two systems“, la Cina sembrava esser riuscita a integrare la società e l’economia della città a quella continentale.

Nel 2004 fu annunciata una nuova riforma per l’elezione a suffragio universale del governatore che avrebbe preso piede nel 2017. Ma quando ad agosto Pechino ha detto che avrebbe preventivamente selezionato i candidati per la carica che i cittadini avrebbero votato, sono partite una serie di proteste condotte da un gruppo studentesco denominato Occupy Central. In seguito alle proteste hanno partecipato anche lavoratori e cittadini scontenti della politica edilizia che ha causato la chiusura di molte imprese e incrementato i prezzi delle case. L’obbiettivo principale delle proteste è ottenere le dimissioni di Leung, visto come un leader che “ha perso la dignità“.

La protesta attuale ricorda per certi versi quella di Tienanmen del 1989: è una protesta pacifica, iniziata dagli studenti e che è cresciuta andando oltre la direzione del nucleo originario. Ma si teme che possa finire allo stesso modo. È difficle prevedere come reagirà Pechino, che in politica interna ha l’ossessione (caratteristica ereditata dalla cina imperiale) dell’unità tramite un governo forte e centralizzato. Resta da vedere se l’attenzione internazionale o il raggiungimento di nuove forme di compromesso possano portare a una cessazione non violenta delle proteste.

Massimo Liccardo