Hong Kong è ancora paralizzata. Nonostante il chief executive Leung Chun-ying abbia annunciato la possibilità di poter incontrare i leader della protesta, la città rimane comunque vittima di centinaia di persone che da giorni ormai ne occupano le strade.

Sebbene i leader della manifestazione anti-Pechino abbiano più volte dichiarato che i toni sarebbero rimasti pacifici, nelle scorse ore, nel quartiere popolare di Mongkok, decine di ragazzi sono stati insultati e picchiati da membri appartenenti a fazioni filo-cinesi.

Le violenze a Hong Kong

Inutili gli interventi della polizia di Hong Kong: la violenza è scoppiata in poco tempo, subito dopo l’occupazione da parte degli studenti di un incrocio tra Nathan Road e Argyle Street.
Ciò ha provocato la reazione dell’Anti-OccupyCentral, che ha distrutto tende e quant’altro appartenesse ai manifestanti.

Molti sono stati i feriti, con ragazzi insultati e presi a calci e pugni, inoltre alcuni testimoni hanno affermato che, tra la folla, parecchi erano coloro che parlavano il cinese mandarino.

Col passare delle ore appare chiaro che la protesta di Hong Kong sta assumendo i risvolti che mai i leader della manifestazione avrebbero voluto.
Oltre alla violenza comincia a pesare anche la stanchezza, il nervosismo per i pochi risultati raggiunti con il chief executive e in più la pioggia delle scorse notti ha fatto rincasare nelle proprie abitazioni parecchi manifestanti.

La violenza tuttavia non è stata consumata solo in uno dei quartieri popolari di Hong Kong, ma anche in altre zone dove, questa volta, i giovani rimasti a protestare sono arrivati alle mani anche con la polizia.
A sedare gli animi solo l’apertura al dialogo, verso la mezzanotte, da parte di Leung Chun-ying, portando così i leader della protesta a trattare direttamente con Carrie Lam, la numero due del governo locale.

La reazione di Pechino a Hong Kong

Intanto dure sono le condanne provenienti da Pechino.
Pur riaffermando la loro fiducia al chief executive di Hong Kong, i piani alti del regime comunista cinese non possono fare a meno di definire la manifestazione in atto come «né legale o ragionevole», rigettando definitivamente le richieste dei manifestanti e sicuri del fatto che il movimento studentesco è destinato ad essere sconfitto.

 

Maria Stella Rossi