Novalis, dopo i fratelli Schlegel, fu il più il fervente esponente del circolo romantico di Jena. Il suo pensiero filosofico non è sistematico ma è contenuto in un’ampia raccolta di Frammenti rimasta a lungo inedita. La scelta del frammentismo rivela un atteggiamento tipicamente leopardiano.

Novalis pone al centro della sua riflessione il concetto di “immaginazione creatrice” in cui la poesia viene intesa nel suo significato originario di “creazione” (dal verbo greco poiéin , fare): essa produce la realtà nella sua piena autenticità e si distanzia dalla banalità del quotidiano rivolgendosi allo Spirito e all’Assoluto. “La poesia è il reale, è la realtà assoluta. Questo è il nocciolo della mia filosofia” La vera conoscenza, dunque, è possibile in Novalis solo attraverso la poesia che pervade il cuore del poeta di un magico entusiasmo rivolgendo il suo sguardo alle più alte e forti passioni dell’anima.

Novalis reinterpreta la Dottrina della Scienza di Fichte ponendo l’Io non come soggetto trascendentale, ma come fonte infinita di pensiero e di realtà introducendo così il nuovo concetto di “idealismo magico” in cui il soggetto individuale è considerato onnipotente, essendo in grado di trasformare il mondo con la volontà e la fantasia. L’allargamento dei poteri del soggetto all’intera realtà comporta che vi sia un’unità di fondo tra individuo e naturale e, infatti, Novalis condivide con molti altri romantici un sostanziale panteismo per cui all’unità tra la natura e l’uomo è connessa l’unità con Dio.

Il sistema filosofico che maggiormente risponde al punto di vista di Novalis è sicuramente quello di Schopenhauer considerato nel suo complesso. Schopenhauer pone al centro della sua riflessione l’incomprensibilità e l’inaccessibilità della natura che può essere colta dalla coscienza solo dall’esterno. È solo lo Spirito che riesce a comprendere i suoi misteri attraverso il cuore che appare nell’ottica del filosofo come una chiave di volta. Lo spirito realizza la sua visione del mondo con la volontà, il principio creativo ed è proprio attraverso le manifestazioni primarie del volere, del sentimento e della fantasia che si colgono gli abissi e gli arcani misteri del mondo che è posto in analogia al nostro Io.

In Novalis, inoltre, è presente un forte misticismo. La sua figura rimanda a quel tipico intellettuale e sentimentale tedesco che tentava di realizzare una fusione tra le proprie intime esigenze del cuore e il pensiero filosofico. In un suo frammento scrive: “Bisogna nobilitare la passione utilizzandola come un mezzo, conservandola a forza di volontà per farne il veicolo di un’idea bella. Per esempio di un’alleanza stretta con un “io” amato”. Anche l’amore per Sofia non è tanto rivolto sensualmente al suo oggetto ma ad un indagare profondamente e continuamente se stessi, i propri sentimenti. È un voluttuoso rapportare il suo Io ad un amore intenso che conduce il cuore del poeta verso dimensione mistica in cui solo la poesia può essere innalzata agli altari della verità e avvicina l’uomo al divino avendo esplorato anche il misterioso universo della morte.

L’Assoluto, in Novalis, può essere colto nella dimensione pacifica del raccoglimento in se stessi, nella propria solitudine interiore. È la notte la dimensione prediletta del poeta; la notte è l’esperienza più prossima alla morte ed è nel suo grembo che il poeta si ricongiunge agli impulsi originari, alle tenebre distanziandosi così dall’abbagliamento illuministico che non consente di cogliere la Verità.

La notte, dunque, nella riflessione di Novalis assume una connotazione ermetica: sono tipiche, infatti, del dio Hermes la consacrazione e l’iniziazione alla notte. Inoltre l’arte stessa, in questo caso la poesia, è considerata ermetica in quanto mediatrice tra il mondo platonico delle idee e il mondo sensibile ed è in essa, dunque, che si realizza la piena ed autentica conoscenza dei misteri dell’universo in quanto si pone mediana tra la vita e la morte.

Alessia Rosano