In casa del PD la svolta anti-rigore di Renzi, in seguito alla risposta data alla Merkel, è piaciuta alla sinistra, ma, questo, non risolve i problemi che sono ancora legati al jobs act, infatti i tecnici, in queste ore, stanno scrivendo il testo di un emendamento che sarà più leggero rispetto a quello votato in direzione del PD, questo per mantenere un difficile equilibrio tra gli alleati centristi e la sinistra, scontenta della legge delega attuale.

Tensioni nel PD per l’emendamento “soft”

La sinistra del partito, più tranquilla dopo che Forza Italia ha escluso di votare a favore del testo, dovrà avere a che fare con la lettura del testo, con Poletti che vuole far capire quale sia l’obiettivo:
la legge delega della riforma del lavoro prevede la possibilità del reintegro per i licenziamenti disciplinari, ma solo per casi particolarmente gravi e determinati“.
I bersaniani, minoranza nel PD, vorrebbero un testo a maglie più larghe che recepisca alla lettera la formula votata dalla direzione PD sui licenziamenti disciplinari.
Ovviamente non gradisce l’ordine del giorno, che lascerebbe al governo mani libere.
Visto che l’emendamento potrebbe provocare scompigli e numerosi problemi, è quasi sicuro che verrà votato con la fiducia.

Decreto legge come possibilità

Eppure la tensione non diminuisce, i falchi di Palazzo Chigi, infatti, avvertono:
se tutto si complica, c’è sempre la strada del decreto legge” e “anche perché è ovvio che a noi farebbe più gioco un decreto immediatamente operativo, senza aspettare i tempi della delega e dei relativi decreti di attuazione“.
Questa azione, se venisse portata al compimento, potrebbero però provocare reazioni troppo dure, specie da uno come Stefano Fassina, che già critica in modo aspro l’uso della fiducia sulla delega.
Cesare Damiano, Presidente della XI Commissione Lavoro pubblico e privato e appartenente al PD, ha dichiarato, tra l’altro:
Il passo avanti dell’inclusione dei licenziamenti disciplinari nella tutela dell’articolo 18 deve essere recepito dal governo nella delegae “lo strumento èl’emendamento, non l’ordine del giorno e un passo indietro sarebbe negativo“.

Reazioni del PD alle parole di Renzi

Nel frattempo, parole e atti di assenso provengono da tutta la sinistra verso Renzi, per le parole dette alla Merkel, ma, ora, si chiede di più, qualcosa di concreto, i Bersaniani, infatti, chiedono di sforare il 3%, sull’esempio francese, destinando fondi alla crescita senza tener conto del debito, visto che, secondo il lettiano Francesco Boccia: “…in deflazione cresce lo stesso” riferendosi al debito.
Alfredo D’Attorre va oltre, affermando:
Ribadire l’autonomia dei governi dall’ortodossia di Bruxelles è l’atto più impegnativo fatto finora da Renzi” e che “a questo punto sarebbe coerente togliere il pareggio di Bilancio dalla Costituzione“.

Fabio Scala