Il nostro consueto appuntamento settimanale questa volta ci porta in Spagna dai suoi tifosi. Dove oramai si esprimono le squadre più forti del mondo da almeno un decennio, luogo dove giocano due dei giocatori migliori al mondo, terra di passioni sanguigne e di umori di massa molto sentiti, sia sul piano politico che sul piano sportivo. La Spagna è il luogo dove i giochi di squadra hanno la maggiore espressione, in media, ed i migliori risultati. Li dove si spazia dal pallone di cuoio alla palla a spicchi, sempre con grandi successi. Lo sport, in Spagna, unisce banche, imprenditoria, gestione e popolo, in un mix che fino ad ora ha pagato benissimo e dato ottimi frutti.

Nota del redattore: Si parlerà dei tifosi Spagnolo, non di quello latino americano, che hanno tra loro grosse differenze. Ci occuperemo dei secondi nel prossimo articolo.

 Il fenotipo dei tifosi Spagnoli

La Spagna è il luogo della corrida, una usanza che va scomparendo sempre di più (e magari è meglio per i poveri tori), nel quale si contrappongono sempre due schieramenti, il Toro ed il Torero, che si fissano e si studiano per lunghi attimi, per poi cercare ognuno la pelle dell’altro. Questa è una forma mentis che è facilmente applicabile fra le squadre che si scontrano per il vertice della classifica della Liga, come anche fra le tifoserie che le sostengono.

La differenza che passa tra i tifosi spagnoli e quelli italiani è proprio quella che c’è fra ciò che intendono in Spagna parlando, appunto, di corrida, e ciò che viene in mente a noi parlandone. Le discussioni raggiungono, quasi sempre, apici da disfida fra le tifoserie spagnole, mentre in quelle nostrane allo scontro s’aggiunge una certa ironia dal sapore dilettantistico e, magari, la convinzione di qualcuno di saper discorrere di calcio davvero, quasi come molti partecipanti del famoso programma di Corrado Mantoni. Specifichiamo: come in quella trasmissione si sono presentati dei veri e propri talenti, anche nelle discussioni di calcio all’italiana ci sono persone che mostrano una certa padronanza, non professionistica, ma senza dubbio apprezzabile e gradevole. La differenza sta nella convinzione piena che spesso ha il tifoso spagnolo di essere un dominatore del mondo del calcio. E ciò porta ad una severità anche maggiore che hanno i tifosi spagnoli con i beniamini delle proprie squadre del cuore. Un campione può chiamarsi Ronaldo, Ibrahimovic, Cassano, anche Messi: se i risultati non giungono, se il giocatore ha comportamenti che non portano lustro alla squadra, nell’opinione pubblica spagnola (e spesso e soprattutto nei titoli delle loro testate giornalistiche sportive, spesso molto poco politically correct) sei visto come un danno, e quindi assolutamente non indispensabile.

Per i tifosi spagnoli tutto, dal pre-partita al post-partita, è una guerra, una guerra dalla quale uscire vincitori, cantando i cori della propria squadra, e festeggiando tutto l’anno per strada sapendo che la spada con la quale hanno infilzato il nemico Toro rimarrà li come monito della sconfitta per gli avversari finché gli stessi non rimetteranno tutto in discussione nella giornata di ritorno. Un vero calcio delle passioni, con tutte le esagerazioni.

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Pier Gaetano Fulco