Il rilancio dell’economia italiana passa attraverso la competitività delle imprese che ne costituiscono l’ossatura, competitività che è direttamente influenzata dall’incidenza della spesa energetica sui costi totali sostenuti nel periodo. La situazione è particolarmente critica, con il contributo per megawattora versato dalle imprese che è passato dai 16,50 euro del 2010 ai 40,6 euro nel 2012 (Faiella, 2013), un aumento che rende la bolletta energetica italiana tra le più care d’Europa e la più alta nel confronto con la rispettiva spesa energetica spagnola, tedesca e francese, ma soprattutto influisce positivamente sulla profittabilità della delocalizzazione delle produzioni ad alta intensità energetica, rendendo gli spread sul costo del kilowattora preoccupanti tanto quanto quelli sui rendimenti dei titoli decennali.
Immagine ener 4
Altra criticità del mercato energetico italiano proviene dallo scarso peso delle energie rinnovabili nel mix energetico usato dalle imprese manifatturiere, per adesso fermo allo 0,7% del totale, dato che pone l’Italia ultima nel confronto con Germania e Francia.
Ed i dati hanno pari consistenza e verso se rivolgiamo la nostra attenzione ai consumi domestici, con le famiglie italiane che pagano un sovrapprezzo del 30% sulla media dei ventisette componenti UE, dato giustificato dal livello di tassazione dell’energia elettrica in Italia, attestatasi attorno ai 211 euro per tonnellata equivalente di petrolio in usi finali, contro i 184 della media UE27, i 196 della Germania, 165 della Francia e inferiore solo all’imposizione fiscale applicata in UK, dove sulla tonnellata equivalente di petrolio in usi finali il fisco applica una tassazione totale di 270 euro.

Immagine Ener 2

Un primo passo per affrontare questo tema potrebbe essere l’aggiornamento dell’unica informazione specifica su acquisti e consumi di energia da parte del settore manifatturiero, l’indagine Istat sugli acquisti   dei prodotti energetici delle imprese industriali, il cui ultimo aggiornamento risale a Marzo 2010.

Invece, secondo un’indiscrezione proveniente da Public Policy (agenzia stampa che deterrebbe una bozza del ddl Concorrenza), il Governo vorrebbe muoversi in una direzione diversa, puntando ad una totale liberalizzazione del mercato energetico, che al momento è diviso in due settori, uno libero da vincoli, in cui il prezzo si stabilisce attraverso le contrattazioni tra gli operatori e riservato ai grandi consumatori di energia, un secondo mercato tutelato, dove un Acquirente Unico garantisce la fornitura energetica dei piccoli consumatori ai prezzi stabiliti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, la scarsità di informazioni rende difficile la previsione degli effetti di una omogeneizzazione del mercato energetico, con le maggiori perplessità provenienti dalle dinamiche nel breve periodo.

Immagine ter 3
Se nel medio-lungo periodo sono prevedibili benefici in termini di efficienza, nel breve non sarebbe improbabile un ulteriore aumento dei prezzi sostenuti da famiglie e piccole imprese, influenzando negativamente gli aggregati di questi operatori, utilizzati in molte analisi come indicatori dello stato di salute del sistema economico, risultando una misura per niente in contrasto con il ciclo economico e volta solo a generare risparmio per grandi consumatori.