Tutti noi vorremmo un alter ego, ma c’è qualcuno che può permettersi di averlo. Molti sono i registi che instaurano, con un attore in particolare, un legame molto forte, tanto da riconoscerlo come l’incarnazione della propria poetica e del proprio universo cinematografico. Questo tipo di sodalizio artistico non è raro nel mondo del cinema, e gli attori feticcio non sono di certo una novità.

Uno degli attori feticcio più famosi è senza dubbio Marcello Mastroianni, l’alter ego di Federico Fellini. L’attore compare nei seguenti film:  La dolce vita, 8½, La città delle donne, Ginger e FredIntervista. E il processo di identificazione comincia a partire dalla prima collaborazione: La dolce vita. Tuttavia è nel celebre 8½, che questo processo raggiunge il culmine.  Mastroianni infatti veste i panni di Guido Anselmi, anche lui regista e anche lui  in pieno blocco creativo. Guido non è altro che l’immagine del cineasta allo specchio: narcisista e desideroso di raffigurare il suo mondo, i suoi affetti, le sue paure, le sue sensazioni. Attraverso il  vecchio Snàporaz, Fellini esorcizza le sue paure, racconta i suoi fantasmi, le sue indecisioni. Si dissolve nel suo alter ego.

Fellini però non è di certo l’unico regista che attraverso il suo attore feticcio ha voluto raccontare se stesso. Nel novembre del 1958, François Truffaut cominciò alla lavorazione di uno dei film che avrebbero dato il via alla Nouvelle Vague: I quattrocento colpi. Per interpretare il ruolo di Antoine Doinel, fu scelto un ragazzino che aveva raggiunto da solo, in treno , il luogo dove si teneva il casting. Questo ragazzino era Jean-Pierre Léaud.

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Antoine Doinel, è un bambino che vive un’infanzia difficile. Ha un rapporto problematico con la madre e col patrigno, per cui è solo un peso, e che non comprendono i suoi bisogni. A scuola è indisciplinato, e il suo carattere indipendente  lo spinge ad entrare in conflitto con gli insegnanti. Con il suo unico amico, René, comincia a compiere piccole malefatte, fino a rubare una macchina da scrivere. Questo gesto lo condurrà in riformatorio, da cui riuscirà a fuggire poco dopo. Antoine e François, hanno molto in comune. Entrambi hanno vissuto un rapporto problematico con la famiglia e le istituzioni, hanno inventato scuse per aver marinato la scuola, hanno un carattere ribelle e si ficcano sempre nei guai per il loro smisurato amore per le donne. Il carattere autobiografico del personaggio è innegabile.

Truffaut, dopo il successo de I quattrocento colpi, darà il via ad una serie di lungometraggi dedicati alla vita e alle vicende di Antoine: il ciclo Antoine Doinel, è composto dai film: I quattrocento colpi, Antoine et Colette, Baci rubati, Non drammatizziamo…è solo questione di corna e L’amore fugge. Antoine, alla continua ricerca dell’assoluto, cambia continuamente lavoro e s’innamora facilmente. Il suo rapporto con le donne è problematico, e nonostante gli anni passino, sembra non crescere mai.

Uno degli alter ego più amati è di certo Johnny DeppTim Burton lo conobbe durante i provini per Edward Mani di Forbice. Fu un incontro “fatale”; faccia a faccia, entrambi timidi, introversi e taciturni, trovarono l’uno nell’altro la persona in grado di farli esprimere al meglio. Infatti il loro sodalizio artistico, non è di certo finito, e contano ben otto film girati insieme: Edward mani di forbice, Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow, La fabbrica di cioccolato, La sposa cadavere, Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street, Alice in Wonderland, Dark Shadows.

Actor Johnny Depp, left, and director Tim Burton.

Gabriella Valente