È di poche ore fa la notizia di una nuova vittima decapitata dall’ISIS, il britannico Alan Henning.
Tuttavia, se il mondo si stringe assieme ai presidenti Cameron ed Obama nella condanna alla nuova esecuzione, non si può dire altrettanto delle misure da adottare contro lo Stato Islamico.

La Reazione della Turchia

Il pomo della discordia è il possibile intervento della Turchia in Siria contro i guerriglieri di Al-Baghdadi.
La decisione di giovedì del parlamento di Ankara di entrare attivamente nella lotta contro l’IS è nata dalla preoccupante serie di vittorie che essi stanno ottenendo in Siria, ma anche dal fatto che i leader curdi in Turchia stanno accusando il governo di non fare abbastanza per salvaguardare le città di frontiera.
Pochi giorni fa, infatti, i miliziani sono riusciti a mettere sotto assedio la città curdo-siriana di Kobane, pericolosamente vicina al confine (la sua periferia non dista neanche un Kilometro dal confine turco-siriano).
la decisione del parlamento di Ankara è stata tuttavia osteggiata dal governo siriano e da quello iraniano.

Le reazioni di Iran e Siria

I ministri degli esteri dei due paesi, Walid al Muallem e Mohammad Javad Zarif, hanno bollato le possibili azioni turche oltre confine come un’aggressione suscettibile solo di complicare la situazione ed hanno anche invocato l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per impedire alla Turchia di compiere alcuna operazione sul suolo siriano.
Da parte sua, Ankara si è comunque detta pronta a fare qualsiasi cosa necessaria per evitare che Kobane cada in mani nemiche, ma per ora l’esercito di Erdogan si è limitato a schierarsi al confine per verificare l’evolversi della situazione e per istituire posti di blocco in grado di evitare avanzate nemiche, ma non ha ancora iniziato alcuna attività bellica.
I curdi che stanno lottando per salvare Kobane (e che stanno cominciando a finire le munizioni) sono però da parte loro molto critici perché si sarebbero aspettati un intervento decisivo da parte turca e non solo aiuti come autoambulanze pronte a soccorrere i feriti.
Questa indisponibilità da parte di Teheran e Damasco a lasciare che Ankara intervenga nasce dalla storica rivalità fra i due principali paesi non arabi del Medio-Oriente, Iran e Turchia per l’appunto, a stabilire la propria supremazia sulla regione e dalla forte impronta filo-iraniana del governo siriano di Bashar Al-Asad.
Quale sarà Il vero ruolo turco nella questione non è ancora chiaro, fatto sta che mentre in Iraq l’IS è sempre più in difficoltà grazie agli interventi occidentali, in Siria sembra riuscire a guadagnare posizioni grazie anche alla situazione di guerra civile del paese.
Se nessuno dovesse intervenire dall’esterno, la situazione potrebbe peggiorare pericolosamente.

Sergio Coppola