“Se serve, bisogna impegnarsi per davvero” è l’annuncio a sorpresa di Diego Della Valle durante la trasmissione di Santoro “Servizio Pubblico”. Non è chiaro se scenderà o meno in campo, ma la presa di posizione è netta. A parte le reazioni ironiche dei social network, la notizia non sembra aver lasciato il segno nel mondo politico italiano. Né tante adesioni al suo nuovo progetto. Ha poi spiegato che sta pensando a “uno strumento”, che “in qualunque momento permetta di poter dire anche al Presidente della Repubblica qual è il consiglio migliore, e di poter essere pronti” se si va al voto “di poter dire a molti milioni di persone: adesso vediamo di sceglierci le persone che ci piacciono”.

Nell’ottobre 2011 dichiarò: “Io non farò mai politica”. Ma, ora, il presidente di Tod’s pare aver cambiato idea. Uno scatto in avanti contro il suo ormai ex pupillo, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’imprenditore è deluso sia dall’azione di governo che dai ministri, alcuni considerati troppo giovani, inesperti, inadeguati ed arrivati al potere solo grazie all’amicizia del premier. “Smontare Renzi non è un divertimento”, dice Della Valle. A chi gli chiede se vuole farlo perché è in pericolo, lui risponde: “Sta diventando un pericolo” perchè “la Costituzione non può essere riscritta da una ragazza perbene ma completamente inadatta e da uno come Verdini che a Firenze tutti sanno chi è”. 

“Dacci un programma serio, realizzabile, utile. E se farai le cose che dici resterai, altrimenti vai a casa” chiosa ancora il patron della Fiorentina parlando del premier da Santoro. Una sorta di ultimatum al Presidente del Consiglio, colpevole, secondo Della Valle, di aver alimentato la crisi della società di trasporto Nuovo Trasporto Viaggiatori, favorendo Trenitalia e promuovendo Moretti ad amministratore delegato di Finmeccanica.

Una relazione incrinata quindi, aggravata dalla parole di Renzi su Marchionne, considerato un “orgoglio italiano”: “Vada a raccontarlo ai 128 mila cassintegrati Fiat” sostiene Della Valle, che non hai mai risparmiato attacchi al suo collega della Fiat. Chissà se li rivedremo seduti insieme al Franchi.

Marco Di Domenico