La discussione sul Jobs Act continua senza sosta, tra minacce e veti incrociati. Ma, dopo le parole di distensione di Bersani, “fedele alla ditta“, anche le altre minoranze del PD si stanno man mano accodando alla volontà governativa con la possibilità di non ricorrere alla fiducia per l’approvazione del testo.

Sarà posta la fiducia sul Jobs Act? “Al momento no, stiamo ancora lavorando per trovare una buona composizione sulle diverse posizioni che si sono espresse in questa fase”. A dirlo è il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a Milano in occasione dell’incontro Vivere Milano Bicocca. Il Ministro ha spiegato che la fase di trattative tra le varie anime del partito, e con le varie anime della maggioranza, è ancora in corso e si sta cercando di trovare la quadra tra tutte le posizioni.

Sulla questione si esprime anche Gianni Cuperlo all’incontro di Sinistradem a Bologna. Cuperlo, a capo di una nutrita fronda di opposizione nel PD, ha fatto capire che non ci sarà un voto negativo sul testo, ma non conferma il voto a favore, considerando, quindi, come strada da percorrere l’astensione. “Io credo molto nella disciplina di partito – ha spiegato Cuperlo – Penso che non ci possa essere un partito senza disciplina. Ma credo che neppure possa esistere una disciplina senza partito. Vedremo il testo finale e valuteremo“. Da Sansepolcro, in occasione della festa dell’IDV, il vicesegretario del PD Lorenzo Guerini ha detto che “bisogna mettere un punto definitivo per il prossimo passaggio, se con la fiducia o meno ci stiamo lavorando“. Infatti mercoledì ci sarà a Milano un vertice dell’Unione Europea sull’occupazione e il premier gradirebbe avere già un primo si dalle aule per quel giorno, ed il si definitivo entro novembre. Tuttavia il voto, precedentemente programmato per martedì, è stato spostato a mercoledì per una lunga serie di emendamenti, circa una trentina. Con i tempi strettissimi la questione di fiducia, quindi, sembra essere l’unica soluzione per presentarsi mercoledì con un primo si e discutere di occupazione con i vertici dell’UE. Tuttavia, oltre ai problemi interni al Partito Democratico Renzi deve dare attenzione anche alle posizioni dei partiti di maggioranza. Alfano ha già fatto sapere che la loro posizione è per il superamento netto dell’art. 18, superamento messo in discussione dal documento votato alla direzione del PD che reintroduce la reintegra per motivi disciplinari.

Squinzi, presidente di Confindustria, invece, si fa sentire per la proposta di Renzi di anticipare il TFR in busta paga. Secondo Squinzi “l’unico vero beneficiario di questa proposta è il fisco” che potrà godere di maggiori entrate. Queste maggiori entrate, però, sono ricavate dalla diminuzione della liquidità delle PMI, che sarebbero enormemente danneggiati dalla riforma. “Il rilancio dei consumi passa certamente dal mettere maggiori risorse in mano ai cittadini italiani, – dice Squinzi – ma la strada maestra da seguire è quella della progressiva riduzione del cuneo fiscale, unica soluzione stabile al rilancio della domanda interna“. Per questi motivi, Confindustria ha detto che “se questa è la strada che s’intende seguire, la risposta è semplice. È no!“.

Francesco Di Matteo