ARTICOLO 18 – Nelle ultime settimane, l’attenzione del governo, dei media e dell’opinione pubblica si è incentrata sulla riforma del mercato del lavoro, ovvero il Jobs Act. Approdata in parlamento solo giovedì 2 ottobre, nonostante il Presidente Renzi l’avesse annunciata per lo scorso marzo, ha già suscitato malumori, soprattutto per quanto concerne la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

L’articolo 18 della legge n.300 del 1970 – Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento – prevede la tutela del lavoratore nel godere della reintegra in caso di licenziamento per ingiusta causa. La fattispecie è applicata solo nelle aziende con più di 15 dipendenti.

Già dal 2000, i governi ne hanno tentato (senza riuscirci) la revisione, ma nel 2012, Elsa Fornero (ministro del lavoro nel governo Monti) ha ritoccato la norma, per quanto riguarda il reintegro automatico del lavoratore in caso di licenziamento per giusta causa. In realtà, lo stesso è spesso sostituito con un risarcimento economico obbligatorio da parte del datore di lavoro, con un importo che varia, a seconda dei casi, dai 15 ai 24 mesi dell’ultima retribuzione.

SONDAGGIO – A tal proposito, il sondaggio, realizzato da Ipsos per diMartedì di Giovanni Floris, evidenzia una situazione quasi dicotomica. Difatti, il campione intervistato è sostanzialmente diviso in due: il 52% ritiene che la discussione intorno all’articolo 18 sia una strumentalizzazione volta ad occultare le vere difficoltà del paese, mentre il restante 45% crede che l’abolizione dello stesso possa dare effettivamente rilancio al disastrato mercato del lavoro. Ad ogni modo, gli italiani appaiono (seppur di poco) in disaccordo con quanto previsto dal Jobs Act, in linea con le idee della minoranza del PD e dei sindacati [Grafico 1].

grafico 1

Nonostante ciò, l’appeal politico di Matteo Renzi resta saldo tra i suoi elettori, sulla base dell’indagine Ipsos. Infatti, dai dati rilevati risulta che la maggioranza (85%) delle persone, che hanno votato PD alle ultime elezioni europee, continuerebbero a farlo, mentre solo il 12% non rifarebbe la stessa scelta [Grafico 2].

grafico 2

Aldilà dei singoli dati, dunque, il Premier risulta essere per buona parte degli italiani la miglior soluzione tra quelle in campo.

Fonti: Sondaggio Ipsos “Governo, rottura con il PD e i sindacati” del 22 settembre 2014

Valentino Arena