Si è concluso oggi lo spoglio delle urne in Bulgaria, per quelle elezioni anticipate che avrebbero dovuto segnare la fine di una lunga impasse politica e l’inizio di un nuovo corso per la politica bulgara.

Le elezioni regolari si erano svolte nella primavera dello scorso anno, ma non avevano portato ad alcuna concreta possibilità di formare un governo stabile, visto che il partito più forte aveva ottenuto solo il 30% dei seggi. Quest’ultimo anno è stato quindi un anno molto turbolento all’insegna delle “grandi intese”, che non hanno però retto alle pressioni delle scorse elezioni europee, costringendo il Presidente della Repubblica Rosen Plevneliev a sciogliere le camere ed indire elezioni anticipate svoltesi il 5 Ottobre di quest’anno.

Il risultato delle elezioni è stata una vittoria esigua per il Gerb (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), partito di Centrodestra guidato dall’energico Boyko Borissov, che ha ottenuto il 33,9% dei voti. Secondi arrivano i socialisti, con un risultato deludente che è anche il minimo storico del partito, ovvero 16%. Ottimo risultato invece per il Dps, partito della storica minoranza turca del paese che si attesta al 14%. Le altre forze ad aver passato la soglia di sbarramento sono il Blocco Riformista (8,6%) e Bulgaria Senza Censura (5,6%) di centrodestra, Fronte Patriottico (6,3%) e Ataka (4,9%) che sono rispettivamente nazionalisti ed ultra-nazionalisti ed infine l’Abv (4,4%), unica forza di centrosinistra. Il partito socialista in particolare paga lo scotto della precedente grande intesa del 2013 fallita quest’anno con il partito della minoranza turca, invisa alla maggioranza del paese.

Il Partito di Centrodestra Gerb ottiene quindi circa 90 seggi, molto distanti dal numero di seggi necessari per governare il paese, ovvero 121. Secondo le ultime indiscrezioni, si approderà a nuove grandi intese con il secondo partito, i socialisti, se si vuole un governo di centro capace di ridare un minimo di stabilità alle istituzioni del paese. L’unica altra via percorribile sarebbe quella di uno spostamento a destra, presentandosi con un governo di minoranza e chiedendo l’appoggio ai piccoli partiti di destra e nazionalisti presenti in Parlamento, anche se questa via sarebbe decisamente più instabile, e soprattutto incerta. Esclusa è invece l’alleanza con il Partito della minoranza turca, visto che tenere i turchi fuori dalla maggioranza è sempre stato uno degli obiettivi del Gerb.

Sarà quindi Boyko Borissov a prendere le redini del più povero e disastrato paese dell’Unione Europea, in cui gli stipendi restano bloccati ad una cifra compresa tra i 400 e i 500 euro mensili, con pensioni che in gran parte dei casi sono inferiori ai 150 euro al mese. Un paese che ha visto nel contempo crescere ed occidentalizzarsi i prezzi dei servizi a ritmi insostenibili per la popolazione, cosa che rischia di diventare una catastrofe nel caso Mosca dovesse chiudere i rubinetti del Gas all’Unione Europea, visto che il 95% del Gas utilizzato in Bulgaria è importato dalla Russia.
Non c’è da meravigliarsi quindi che l’affluenza alle urne sia stata appena del 44%, dato eloquente riguardo alla fiducia che la popolazione bulgara nutre verso le proprie istituzioni.

nicola donelli