In principio la crisi economica sembrava riguardare solo i PIGS, con le risatine di Merkel e Sarkozy a sottolineare le difficoltà politiche italiane, in seguito le cose non sono migliorate ed i deficit di Olanda e Francia hanno violato i parametri di Maastricht, con il Governo francese che si è impegnato a non rispettare i parametri per il prossimo triennio, poi la situazione è peggiorata e adesso a risentirne è proprio “la locomotiva d’Europa” , l’economia tedesca.

Più nello specifico il settore manifatturiero tedesco che registra nel mese di Agosto il più consistente crollo dal 2009, registrando il 5,7% di ordini in meno rispetto al mese precedente,  con una produzione che nell’anno è scesa del 4,1%, confermando (e raddoppiando) le previsioni negative degli economisti.

La perdita è imputabile alle politiche comunitarie, con un calo del 5,7% degli ordini dai paesi UE ed un calo del 9,9% da altri paesi, e riguarda principalmente prodotti intermedi (calati del 3%) e beni capitali (in diminuzione dell’8,5%). Si pagano dunque le conseguenze delle tensioni politiche con Mosca, che pesa per il 3% sulla bilancia commerciale tedesca, e le politiche di rigore economico che incidono negativamente sulla domanda di prodotti tedeschi all’interno dell’UE.

Dati negativi che si sommano al calo del PIL nel secondo trimestre (-0,2%) e che vanno a ridurre ulteriormente la fiducia di analisti e investitori nell’industria tedesca, aumentando il rischio di una recessione tecnica per il paese che ha finora guidato l’Unione nella burrasca della crisi economica, sembra dunque che si sia esaurito lo slancio delle riforme del lavoro e del welfare e giunge anche per la Germania l’ora delle riforme.

Se molti criticano ai tedeschi di essersi imposti un modello economico troppo sbilanciato sul fronte delle esportazioni, è da considerare semplicemente non idonea l’idea di limitare le esportazioni, che contengono al loro interno molti prodotti d’eccellenza italiani (data la globalizzazione delle catene del valore), risultando in un peggioramento della situazione che accelererebbe il circolo vizioso attualmente in atto.

E le misure messe finora in atto per contrastare questa contrazione spingono principalmente sul rafforzamento della domanda interna, assecondando le indicazioni della Bundesbank, prima attraverso un introduzione del minimo salariale (8,5 euro per ora di lavoro) e poi iniziando un processo di contrattazione sindacale che ha portato negli ultimi due mesi ad aumenti salariali del 3% per determinate categorie.

Sforzi che non sono bastati ad accelerare la locomotiva che ora sembra di fronte alla necessità di spendere il tesoretto accumulato con le politiche di bilancio dell’ultimo decennio e varare un pacchetto di investimenti pubblici capace di venire incontro alla richiesta di infrastrutture più moderne ed efficienti, in particolare nel settore dei trasporti, sarebbe un inizio e potrebbe portare all’organizzazione di un piano di investimenti pubblici stavolta su scala comunitaria.

Marco Scaglione