Stefano Fassina è il primo ad aprire la settimana sul tema del lavoro. Il deputato del PD, infatti, ha usato Twitter per rilanciare l’intervista pubblicata domenica dal quotidiano romano Il Messaggero, nella quale ha affermato che “se il testo della delega sul lavoro rimane così com’è, generico e al tempo stesso veicolo di maggiore precarietà, non è votabile e se il governo decidesse di porre la fiducia si assumerebbe la responsabilità politica di un gesto grave.”

Sulla stessa lunghezza d’onda, dalle pagine del proprio blog, anche Giuseppe Civati, che sostiene che “la legge delega è già uno strumento che più fiduciario non si può. Una legge delega che tra l’altro è vaga, vaghissima e tutti possono leggervi quello che preferiscono” e si domanda “cosa voglia dire salvare la ditta se la ditta sceglie di muoversi con modalità che abbiamo sempre stigmatizzato e verso ‘mercati’ (elettorali e legislativi) dai quali ci siamo sempre tenuti molto lontani”, allarmato dalle dichiarazioni di esponenti del PD che aprono al supporto di Forza Italia, siccome “stiamo seguendo le indicazioni della cultura di governo della destra degli ultimi vent’anni.”

Anche Corradino Mineo, che Libero Pensiero già aveva sentito circa questi temi, chiede a Matteo Renzi di scegliere tra le richieste della minoranza PD e quelle del Nuovo CentroDestra: “Il documento approvato in Direzione parla di tutele importanti, di un’agenzia del lavoro, di abolire tutti i contratti impropri, tutto questo è contenuto nei sette emendamenti presentati dalla minoranza democratica, quindi tocca a Renzi dire se li fa propri o meno”.

La questione sarà con ogni probabilità risolta nel Consiglio dei ministri fissato per le ore 18.
Il ricorso al voto di fiducia sulla legge delega si fa sempre più probabile, così come appare improbabile che siano tanti i parlamentari democratici davvero disposti ad opporsi attivamente alla linea del Segretario Renzi.

Gli incontri sulla legge delega

All’esterno del Partito Democratico, è la CGIL ad alzare i toni per mezzo del segretario confederale Susanna Camusso, in vista della manifestazione del 25 ottobre. Non mancando di paragonare Renzi a Margaret Thatcher a causa “della mancanza di dialogo sociale”, la sindacalista vede nel Governo l’intenzione di attaccare i sindacati restringendone il campo di azione alla sola contrattazione aziendale.

L’agenda di domani, intanto, è già segnata: a Palazzo Chigi il Governo incontrerà alle 8 i sindacati ed alle 9 i datori di lavoro; probabilmente oltre il tempo utile, perché il Senato inizierà ad esaminare il Jobs Act alle 9:30.

Simone Moricca