Sei fosse comuni sono state da poco scoperte a Iguala de la Independencia, municipio dello stato di Guerrero situato circa 200 chilometri a sud di Città del Messico.

Secondo le ultime notizie sarebbe salito ormai a 28 il conteggio dei cadaveri rinvenuti nella zona periferica di Pueblo Viejo, area particolarmente povera di Iguala, che, dopo Acapulco e Chilpanchingo, è la terza città più popolosa di Guerrero.

L’identità dei corpi è ancora da accertare, a causa del fuoco a cui sarebbero stati dati in pasto prima della sepoltura, ma è ormai quasi certo si tratti di una parte di quei 57 studenti della scuola di Ayotzinapa scomparsi dopo le proteste dello scorso 26 settembre. Ad avvalorare questa ipotesi, la confessione di uno dei 30 bandidos arrestati dalle autorità di Città del Messico e dai federales di Guerrero, che hanno posto in stato di fermo anche il sindaco della città e 22 membri delle autorità locali con l’accusa di concorso in omicidio.

Iñaki Blanco Cabrera, procuratore dello stato di Guerrero, ha però posto un freno alle conclusioni affrettate, sottolineando che la confessione dell’uomo non è stata ancora accertata dagli inquirenti e che, fino alla prova del Dna, le ricerche degli studenti desaparecidos non si fermeranno.

Ad ogni modo, il quadro pare delinearsi a tinte drammatiche: lo scorso 26 settembre una manifestazione contro la riforma dell’istruzione era degenerata sfociando in piena repressione da parte delle forze dell’ordine. Il giorno dopo, decine e decine di studenti erano spariti nel nulla e i familiari ancora oggi non sanno se i ragazzi siano stati arrestati o rapiti.

Fatto sta che le ipotesi più plausibili conducono all’ennesima storia di collusione tra polizia e narcotrafficanti, i quali sarebbero stati assoldati per “occuparsi” dei manifestanti sequestrati, secondo una delle loro pratiche più rodate. Quello delle fosse comuni è, infatti, una delle metodologie di smaltimento dei corpi maggiormente in voga tra i Cartelli della droga messicani. I casi più drammatici si sono avuti nei mesi scorsi nel nord-est del paese (Tamaulipas e Nuevo León), zona in cui centinaia di cadaveri di migranti furono rinvenuti nelle aree rurali di piccoli pueblos.

Le autorità che hanno scoperto i corpi di Iguala hanno, inoltre, reperito un intero arsenale di armi automatiche a poca distanza dalle fosse comuni, indizio che sostiene fortemente l’ipotesi della strage pianificata dalle autorità tramite la mano sporca dei narcos “Guerreros Unidos“.

In attesa del responso degli inquirenti, si teme il degenero dell’ordine pubblico in ogni zona dello stato di Guerrero. Già nella giornata di sabato scorso, poco dopo che le telecamere a circuito chiuso avevano incastrato i 22 poliziotti arrestati, sollevazioni popolari avevano infiammato Chilpanchingo, capoluogo dello stato, con lanci di molotov e rovesciamenti di automobili.

Li avete presi vivi, li rivogliamo vivi“, uno degli slogan esposti dai civili indignati. La sensazione è che, purtroppo, le speranze si stiano del tutto affievolendo.

Cristiano Capuano