Prosegue a tappe forzate la road map dell’esecutivo di governo verso l’approvazione in Senato del Jobs Act. Il premier Renzi desidera a tutti i costi incamerare il risultato entro mercoledì prossimo, coadiuvato dalla difficile mediazione del ministro Poletti, quando si svolgerà il vertice europeo sul lavoro.

Nessun rallentamento o retromarcia, dunque: il testo del decreto, così come approvato in direzione PD, approderà in aula domani, mentre una fitta trama di incontri e colloqui paralleli con i rappresentanti della maggioranza cercherà di limare gli ultimi dettagli, addivenire ad un esito unitario, scongiurare il rischio di figuracce che avrebbero conseguenze devastanti.

Dal Nazareno, professano fiducia, così come traspare dalle parole del capogruppo PD al Senato Luigi Zanda: “Il gruppo dei senatori del PD è un gruppo molto equilibrato, molto maturo. Penso che voteranno compatti perché c’è la consapevolezza in tutti dell’importanza di questo provvedimento per lo sviluppo dell’economia del nostro Paese” . In realtà, l’impressione è tutt’altra, e cioè che i tempi possano slittare ed allungarsi ancora; evenienza che impedirebbe a Renzi di presentarsi in Europa “sventolando” la sua conquista.

A placare gli entusiasmi, non a caso, più che le forze centriste di NCD e Scelta Civica, è ancora una volta la minoranza PD, in particolare tramite il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano: “Mi auguro che il premier Renzi possa portare in Europa un testo condiviso sulla riforma del lavoro, ma un voto del Senato per il vertice Ue di mercoledì non mi sembra compatibile con i tempi di una normale discussione parlamentare”.

Una condivisione che, in buona sostanza, ha il suo fulcro nell’articolo 18 su cui già tanto si è detto e scritto. Un solo punto sembra al di fuori di ogni discussione, ovvero il reintegro in caso di licenziamento discriminatorio; quanto invece al reintegro in seguito a licenziamento per motivi disciplinari, le idee non sembrano molto chiare: l’ala mancina del PD si spinge ancora oltre, arrivando a proporre un emendamento che prevede il reintegro per motivi economici illegittimi a partire dal quarto anno. Ipotesi neppure considerata da NCD, che continua a proporre un superamento complessivo dell’articolo 18.

Fra i due piatti della bilancia, l’arduo compito del ministro Poletti e meno di 48 ore per realizzarlo: “Abbiamo la necessità di un’approvazione rapida e certa – dichiara – e domani troveremo il punto d’incontro”. Parole che trovano difficile riscontro in un’atmosfera da “guerra fredda”, con le varie parti in causa pronte a disseppellire l’ascia di battaglia da un momento all’altro. Ecco perché Poletti esplicita in modo netto la situazione: “Ci sono i regolamenti parlamentari che non possiamo violare, ma mercoledì al vertice del lavoro europeo deve essere chiara la volontà del governo di voler fare le cose”. Una frase che non lascia escludere il ricorso a un voto di fiducia.

Emanuele Tanzilli