L’aveva detto e ribadito, mostrando ferma convinzione, che il percorso di approvazione della riforma del lavoro non avrebbe ammesso rallentamenti. Ma adesso Renzi deve fare i conti con gli assenti PD, che fanno venir meno il numero legale in Senato.

I confronti, gli incontri, gli scontri, poi le interviste e le dichiarazioni rassicuranti. Ma ora che si entra nel vivo, tutti i nodi vengono al pettine. E la discussione a Palazzo Madama subisce una prima battuta d’arresto: impossibile approvare il verbale di seduta sul Jobs Act a causa della ripetuta mancanza del numero legale. Dopo aver vanamente provato per quattro volte, i lavori sono stati sospesi, e riprenderanno nel pomeriggio.

L’obiettivo dichiarato di Renzi è quello di giungere al vertice di Milano in programma domani con un primo sì alla riforma. Il Governo, pertanto, su spinta e consiglio anche di Angelino Alfano, ha deciso di porre la fiducia. Ecco però insorgere i primi problemi: undici assenti PD ingiustificati, a cui si aggiungono una decina tra le file di NCD, fanno venir meno il numero legale e la procedura s’intoppa. Non si materializza neppure il ventilato “soccorso azzurro” da parte di FI, che si è astenuta dal voto. Un caso di disattenzione. Diciamo che si sono sommati un po’ di malumori e un po’ di classici ritardi del martedì mattina”, le dichiarazioni di rito rilasciate per stemperare la tensione. Ma che qualcosa non stia andando per il verso giusto appare evidente.

Tra gli assenti PD non in missione o in congedo ci sono Bianco, Cantini, D’Adda, Esposito, Latorre, Mineo, Mucchetti, Tomaselli, Tonini. Sembra che la minoranza sia decisa a dare battaglia fino all’ultimo, tanto che Pippo Civati preannuncia a Radio24 che alcuni senatori, per iniziativa spontanea, non parteciperanno al voto di domani.

Inizio della fine per il Governo? Dai banchi di Forza Italia ribadiscono che la partecipazione al percorso delle riforme non contempla quelle di tipo economico, su cui FI era e resta all’opposizione. Ipotizzare un aiuto per il raggiungimento del numero legale, insomma, sarebbe folle, oltre che imbarazzante per la stessa maggioranza.

Certo è che, senza l’approvazione del verbale, non si potrà procedere col voto di fiducia previsto domani. Ed è plausibile che si continui a oltranza, in una logorante guerra di nervi, sul filo di un rasoio sempre più sottile.

Ma Renzi non ci sta e professa ottimismo nonostante debba suo malgrado confrontarsi con gli assenti PD della mattinata. “Si voterà domani la fiducia. Sono convinto che sia naturale che tutti votino come sempre accaduto. Non temo agguati. Ove ci fossero li affronteremo”.

Insomma, nel Partito Democratico il clima da resa dei conti è sempre più evidente.

Emanuele Tanzilli