Massimo Cacciari riempe l’intera aula Piovani del dipartimento Umanistico all’università degli studi Federico II, presiedendo alla presentazione del suo ultimo libro “Labirinto Filosofico” insieme ai moderatori Giuseppe Cacciatore e Fabrizio Lomonaco. 

Libero Pensiero è riuscito nell’impresa di produrre una breve intervista al filosofo, riguardo temi e verità più generiche ed attuali, mostrandovi in esclusiva l’opinione di Massimo Cacciari sul panorama globale odierno, sulla funzionalità centrale filosofica e sul mondo giornalistico:

Quali sono le sue considerazioni in merito al panorama politico attuale? 

“Siamo in un’epoca di transizione, ed è un periodo difficile. I processi di globalizzazione hanno portato a delle lacune d’instabilità ma bisogna saper navigare anche nelle incertezze e nelle inquietudini. Il mondo è cambiato radicalmente e quindi bisognerà ripensare ai principi politici, a nuovi sistemi economici, ed anche internazionali, tra l’altro è un discorso vastissimo. Oggi non si può sovvertire il meccanismo ideologico. C’entra capire le nuove relazioni tra politica ed economia. L’idea di sovvertire questi rapporti economici è una risoluzione prettamente utopistica. Si tratta di capire invece, come la politica potrebbe e dovrebbe regolare questi poteri. Non c’è un’alternativa al capitalismo , ma ci sono tanti capitalisti. Alcuni di questi fanno del lavoro altrui una concezione disumana , in contrasto radicale con la democrazia.”

Secondo lei quale funzione deve rappresentare il “giornalista-giornalista”?

“Parallelamente anche il mondo dell’informazione è sicuramente cambiato. Secondo me il giornalismo ha la responsabilità di raccontare gli eventi in maniera imparziale, anche questi mutamenti; non credo possa avere idee né attribuisco al giornalismo compiti di interpretazione generale, come spesso accade.”

Cosa ne pensa del “Patto Educativo” circa la Buona Scuola di Renzi e quale funzione dovrebbe occupare la disciplina filosofica, “madre delle scienze” ?

Se uno vuole capire come va il mondo, un giornalista, un politico, un individuo, dovrebbe interessarsi a delle questioni centrali: la filosofia è all’origine di questo mondo, è una questione centrale, rientra nell’esperienza culturale ed intellettuale. È una questione centrale come il processo formativo. In merito al patto educativo ci sono tante belle parole ma, non si capisce cosa sia la buona scuola. La scuola può subire dei restauri, ma bisogna valutare i programmi, la selezione dei docenti come avviene. Comunque è un discorso molto vasto.”

Con l’affermazione “Ogni tema è centro“, la conferenza si è incentrata sul concetto di noumeno e su una riflessione pratica dell’essente.

A cos’è ridotto questo essente?

“La riduzione dell’essente non può esistere. Per l’essente quanto più lo indaghi, tanto più spalanca un abisso! È una singolarità fin quando lo relaziono, lo collego. Ma l’essente trascende anche se stesso. Ciò che approda nella sua finitezza, la luce tra pensato e pensante, che non può non essere pensata. Il noumeno che non è mai l’ultima determinazione, bensì il superamento dell’avvenire stesso”.

Ed allo stesso tempo il filosofo definisce il tutto “un labirinto a rovescio”:

“Ci troviamo di fronte alla critica del pensiero lineare. Quando vogliamo definire qualcosa, di solito, si finisce nel pensiero astratto, ma bisogna tener sempre presente il procedimento storico nell’ambito della filosofia. La storia della filosofia è il percorso lungo la quale la filosofia stessa ha reso l’essente. Si deve sottolineare l’approccio dei pensieri filosofici alla storia, non se ne può fare a meno, così come non si può fare a meno del mito: che è funzione, atto del pensare per immagini. Si può filosofare storicamente e ciò è necessario e si concretizza attraverso la virtù della modestia. Le scienze umanistiche sono la considerazione di tutte le scienze. Come può nutrirsi nel destino di concludersi nelle scienze tecniche?”

Cacciari inoltre, convince per la concretezza effettiva che ricava dal credere all’esistenza di un‘impensabile, esprimibile nella sua singolarità appunto attraverso il linguaggio. Egli li apporta ai suoi studi, minuziosamente dedito al raccolto del passato: “attingere al passato per comprendere l’attualità; rievocarlo per interrogarsi sulle fatiscenti determinatezze storiche. Parlarne e quindi osservarne la trasformazione di ciò che rappresenta, appurandone l’esistenzialità con la manifestazione dell’eterno divenire. Così inteso, l’essente è eterno aporoumenon, l’aporia che continuamente svolgiamo. Sempre in presenza di una verità irragiungibile. Perché continueremmo a dire, a parlare, se possedessimo la verità dell’essente?”

Un continuo superamento elaborato dal rapporto prettamente hegeliano, quindi, di ciò che si rivela e ciò che è stato. Il sovrapporsi diretto tra le considerazioni che studia la teoretica e ciò che si trascina alla filosofia analitica. Un labirinto che sradica ogni presupposto deterministico, cercandosi tra l’essente ed il linguaggio – che ci riporta nell’implicita sensazione di tensione della finitezza umana. La storia della filosofia per Cacciari non è giunta a un compimento, grazie al rintanato dubbio che nascondiamo nell’esprimere le sequenze che la nostra mente afferra e disdice. Ogni questione trova suo posto nell’intrinseco casolare del labirinto, giardino da percorrere per l’interrogazione filosofica, seguendo le orme di luce che le categorie dell’immaginazione ci suggeriscono.

Nella speranza di un futuro approfondimento, Libero Pensiero vi augura buona riflessione.

Alessandra Mincone

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