Continuano i raid aerei della coalizione internazionale nel medio oriente, anche se non con ottimi risultati. L’avanzata jihadista avanza, sia in Iraq che in Sira, dove è ormai questione di giorni la presa di Kobane.

Su alcuni quartieri periferici di Kobane, città curda nel nord della Siria, sventola già la bandiera nera del Califfato dell’IS. La conferma, oltre che dalle foto che stanno facendo il giro del web, arriva dall’Osservatorio per i diritti umani in Siria, principale fonte di notizie in questa fase del conflitto. Secondo l’Osservatorio i jihadisti sono riusciti a superare le difese curde nella parte orientale grazie all’uso di Carri Armati e autobomba. L’agenzia di stampa curda Rya riferisce che a Kobane “si combatte casa per casa” dopo l’entrata dei miliziani dell’IS in città. La città è ormai deserta, dopo le operazioni di evacuazione dei civili portate avanti dall’esercito di peshmerga curdi, che hanno trasferito i civili in Turchia. Molti sono entrati, ma molti ancora sono al confine in attesa dell’autorizzazione di Ankara per entrare nel Paese. La presa di Kobane metterebbe in serio pericolo la Turchia che, infatti, ha schierato almeno 25 carri armati a Mursitpinar, un villaggio turno al confine con la Siria e vicinissimo a Kobane.

La presa di Kobane ha un’importanza vitale per il califfato, che potrebbe godere del controllo di più di 100 km di territorio tra la città curda e Raqqa, roccaforte jihadista in Siria. Fonti locali spiegano che la presa di Kobani potrebbe essere prossima, vista l’alta superiorità militare e tecnologica dell’IS. Infatti pare che i jihadisti siano forniti di armi pesanti e mezzi altamente tecnologici, come i visori notturni che danno un enorme vantaggio dopo il tramonto, bloccando le incursioni curde nelle basi jihadiste, e riescono a limitare l’efficienza dei raid aerei degli americani, individuando gli aerei a molta distanza grazie alle scie di calore individuate dagli stessi visori.

Intanto la Turchia corre ai ripari. Ankara ha fatto sapere che “nessun soldato turco metterà piede in Siria se gli americani non includeranno nel piano d’azione la rimozione di Assad“. La Turchia, che sarebbe seriamente esposta nel caso i jihadisti riuscissero a prendere Kobani, sta comunque schierando le proprie forze di difesa al confine, ricevendo il sostegno dell’ONU che ha già fatto sapere che difenderà la Turchia da qualsiasi attacco jihadista. Nel frattempo Ankara ha organizzato un corridoio umanitario per soccorrere i curdi a Kobane con camion carichi di aiuti, sia alimentari che sanitari.

I raid continuano in tutto il medio oriente. Si è unita alla coalizione internazionale anche l’Australia, che ha portato avanti la prima operazione nel nord dell’Iraq, dopo l’adesione di venerdì scorso. Stanno per levarsi in volo anche i jet olandesi, con base in Qatar, che hanno testato la capacità di supporto ravvicinato alle truppe di terra.

Altissima la tensione in tutta la regione. In Libano ci sono stati duri scontri a Belebek, nel nord del Paese al confine con la Siria, tra gli sciiti di Hezbollah e i sunniti del Fronte al-Nusra quando questi ultimi hanno attaccato una postazione di Hezbollah. Gli scontri sono terminati con 6 morti, 4 tra gli sciiti di Hezbollah e 2 tra i sunniti siriani. In Egitto, invece, il gruppo Ansar beit al Maqdis, attivo nel Sinai egiziano, ha decapitato 3 persone accusate di essere spie del Mossad, ricordando l’appello dell’IS ad uccidere le spie sioniste.

Francesco Di Matteo