Si continua a lavorare sulla legge di stabilità. in vista del termine posto per il 15 Ottobre quando il governo dovrà presentare il bilancio all’UE che provvederà ad esaminarlo. Ancora polemiche sulla possibilità del TFR in busta paga, ma ci sono aperture verso soluzioni alternative.

C’è pochissimo tempo per Padoan e Renzi per limare gli ultimi dettagli della legge di stabilità. Si parla sicuramente di una manovra compresa trai 22 e i 24 miliardi, di cui 11.5 miliardi reperiti tramite l’aumento del deficit al 2.9% annunciato qualche giorno fa. Metà della manovra, quindi, sarà finanziata dal deficit, mentre per i restanti 10 miliardi si dovrà far riferimento ai tagli strutturali che il governo vorrà fare. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha comunque fissato l’obbiettivo a 10 miliardi di euro, circa la metà dei 20 annunciati da tempo dal premier Renzi. Ci sono poco più di 48 ore di lavoro, però, prima che Padoan vada via per impegni internazionali: giovedì sarà a Washington per il summit del Fondo Monetario Internazionale, mentre lunedì e mercoledì sarà in Lussemburgo per i vertici di Eurogruppo ed Ecofin. Proprio per questo arriveranno oggi a Palazzo Chigi il direttore generale del Tesoro e il commissario per la spending review. Il vertice dovrebbe servire per individuare i circa 3 miliardi di euro che mancano al raggiungimento della soglia minima dei 10 miliardi di euro di tagli. Una parte di questa somma, circa 1.5 miliardi, potrebbe essere recuperata con il meccanismo del reverse change, che dovrebbe arginare il fenomeno dell’evasione.

Oltre al fronte della copertura, i tecnici a Palazzo Chigi sono impegnati nell’elaborare la possibilità di includere il TFR in busta paga, come proposto qualche giorno fa da Renzi. L’idea del Premier è quella di versare il TFR direttamente in busta paga, con un aumento di questa di circa 80-100 euro. Molte sono le preoccupazioni per la proposta. In cima c’è la preoccupazione di drenare un’importante fonte di liquidità alle imprese, già strette in una fortissima crisi di liquidità per l’assenza di possibilità di credito dalle banche. Altra preoccupazione riguarda la tassazione dello stesso TFR, che i sindacati hanno già proposto a “tasse zero”, che potrebbe diminuire l’impatto dello stesso sugli stipendi interessati. Ma Morando ha assicurato che l’intervento sul TFR “non provocherà nessuna riduzione della liquidità delle aziende e dal Tfr dei lavoratori non sarà prelevato un euro in più di quello che viene prelevato oggi”.

Francesco Di Matteo