Andrea Orlando, secondo indiscrezioni, sarebbe il candidato sul quale la Segreteria Nazionale del Partito Democratico starebbe puntando per evitare il ripetersi del caso Callipo in Calabria, dove il candidato dell’area renziana è stato battuto, tra le polemiche, dall’ex-DS Oliveiro. Proprio in questi giorni, una candidatura del Guardasigilli -evidentemente un uomo per tutte le stagioni- era stata paventata come soluzione unitaria alla bagarre che si sta scatenando in Campania, dove Renzi vorrebbe evitare a tutti i costi la candidatura di Vincenzo De Luca e dove, morta sul nascere l’ipotesi Cantone, si stanno moltiplicando le candidature.

In Liguria, peraltro, la base del Partito Democratico manda segnali inequivocabili: il 42%, difatti, sarebbe a favore della candidatura del Ministro della Giustizia, contro il 23% di Raffaella Paita, candidata di area renziana ed attuale assessore regionale alle Infrastrutture, l’8% di Berruti ed il 6% di Lunardon, Segretario Regionale del PD ligure. Eppure, il Ministro Orlando fa sapere, attraverso la sua schiera di fedelissimi, che non intende levare “la faccia dalla riforma della giustizia”. Anche qualora il Guardasigilli accettasse, ad ogni modo, problemi di natura regolamentare potrebbero azzoppare la sua corsa verso lo scranno di Presidente della Regione, considerando che la riforma della Giustizia, qualora Orlando volesse davvero andare fino in fondo, richiederebbe tempistiche certamente non compatibili con il breve lasso di tempo a disposizione per candidarsi alle primarie, le firme per le quali sarebbero da raccogliere in un lasso di tempo compreso nei dieci giorni centrali di ottobre.

Servirebbe, dunque, un intervento di Matteo Renzi per posticipare l’appuntamento delle primarie in Liguria a gennaio, rendendo così l’ipotesi Orlando attuale: difatti, per allora, una parte consistente della riforma della Giustizia potrebbe già essere stata approvata, cosa che consentirebbe al Ministro di potersi dimettere dopo aver portato a casa un importante risultato dal punto di vista politico. Oltretutto, ricordano alcuni maliziosamente, il rimpasto del Governo Renzi di novembre si avvicina, e Orlando non è mai stato la sua prima scelta per il Ministero della Giustizia. E, del resto, lo stesso esecutivo sta, in questi giorni, rischiando la spaccatura della maggioranza a sostegno sul Jobs Act.

La situazione, insomma, appare fluida, e la candidatura di Orlando, allo stato attuale soltanto un ipotesi, potrebbe nei prossimi giorni rafforzarsi fino al punto di diventare qualcosa di più di una semplice boutade.

Nicola Lombardi

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