La magistratura italiana è ancora una volta in disaccordo con il governo Renzi. Tema della contesa è il decreto legislativo sul processo civile, i cui contenuti «non appaiono particolarmente idonei ad assicurare un reale incremento dell’efficienza del sistema giustizia».

I problemi del decreto legislativo

A dirlo è stata la Sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, nota tra l’altro approvata all’unanimità dai presenti. Inoltre è stato tenuto a precisare che “gli interventi sporadici e settoriali come quello in esame, destinati a incidere esclusivamente sulle regole processuali, non appaiono in alcun modo idonei a sortire gli effetti ipotizzati se non accompagnati da un adeguamento dei ruoli organici del personale amministrativo e dalla copertura dei ruoli della magistratura mediante espletamento dei concorsi”.

Critiche e tanto scetticismo, dunque, su un decreto legislativo il cui scopo è proprio quello di alleggerire l’apparato giudiziario italiano, da tanti anni impantanato in attesa di riforme nuove e innovative, tali da poter permettere il raggiungimento di un obiettivo che tutti i governi succedutisi durante la seconda Repubblica hanno cercato di perseguire senza successo: dimezzare i tempi della giustizia in Italia.

Nella nota, la Commissione continua ad indicare quali sono i punti che non vanno all’interno del d.l.: “i nuovi istituti previsti dal decreto non hanno, salvo alcune eccezioni, caratteristiche tali da indurre a ipotizzare che la relativa introduzione possa determinare un’effettiva riduzione dell’arretrato ed un’accelerazione dei processi, perché rappresentano una sorta di duplicazione di strumenti processuali già esistenti e rispetto ai quali, peraltro, è anche forte il rischio di sovrapposizione”.

Una bella gatta da pelare per il premier Renzi, soprattutto se alle lamentele per il decreto legge poco gradevole alla Sesta Commissione, si aggiungono anche le critiche per i tanti annunciati tagli alle ferie dei magistrati. “La riduzione delle ferie del personale magistratuale non soltanto non pare in alcun modo assicurare una maggiore funzionalità ed efficienza alla giustizia, ma addirittura potrebbe risultare in ipotesi, rispetto a tale obiettivo, persino controproducente.

Un messaggio dunque che cerca giungere forte e chiaro dai veri destinatari di un decreto legislativo il cui destino, a quanto pare, è quello di continuare a far parlare anche in futuro di sé.

 

Maria Stella Rossi