La procura di Palermo parla chiaro: durante la deposizione del Presidente Napolitano i capimafia devono assistere tramite videoconferenza, perché altrimenti si potrebbe determinare la nullità del processo. Il Partito Democratico, attraverso il capogruppo alla Camera Roberto Speranza ha dichiarato: “Inaccetatbile la presenza di due capi mafia. La magistratura ha passato il segno”.

I magistrati che rappresentano l’accusa nel processo, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi hanno dato parere favorevole alla presenza dei tre imputanti, ma, nel caso in cui la corte accogliesse le loro istanze, i padrini potranno essere presenti solo in videoconferenza. L’eventuale esclusione determinerebbe la nullità dell’assunzione della prova – in questo caso la deposizione di Napolitano – oppure, dell’intero processo.

L’argomentazione della Procura è proprio questa che, richiamandosi al codice ed ai principi generali sulla partecipazione degli imputati, ha dato un sofferto parere favorevole alle richieste dei due boss e di Mancino. Sulla questione il collegio si pronuncerà durante l’udienza di giovedì prossimo. Ma è chiarissimo l’imbarazzo che potrebbe creare al Quirinale la presenza dei capimafia, anche se tramite videoconferenza, con il diritto di intervenire in ogni momento per rendere dichiarazioni spontanee.

Il Presidente Napolitano è perplesso, perché potrebbero investire le garanzie e le prerogative del capo dello Stato, nonchè l’immagine dell’istituzione, come si evince dalla possibilità che i due boss avrebbero nell’interloquire direttamente con il Presidente della Repubblica. Al centro della sua testimonianza ci sono i timori espressi a Napolitano dal suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, poi morto, su episodi accaduti tra il 1989 e 1993 riconducibili, secondo i magistrati, alla trattativa Stato-Mafia.

Lo scorso novembre il Presidente della Repubblica aveva inviato una lettera in cui scriveva che non aveva avuto “ragguagli” o “specificazioni” da D’Ambrosio su quei timori e pertanto di non avere “da riferire alcuna conoscenza utile al processo”. Ma il collegio non ha ritenuto sufficiente questa motivazione.

Dal Partito Democratico arrivano i cori contro, Luigi Zanda spiega di “non comprenderne il significato, nè processuale nè istituzionale”, mentre Gelli e Magorno parlano di “caduta di stile”. Speranza, capogruppo alla Camera, chiosa: “Vedo accostare il nome del Presidente della Repubblica a quello di due capi mafia. È inaccettabile. Ho sempre rispettato la magistratura, ma sinceramente penso si sia superato il segno”

Luca Mullanu

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa resa dei conti sul Jobs Act
Articolo successivoSindaci in rivolta contro il Ministro Alfano
Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.