La Roma di Rudi Garcia per il secondo anno consecutivo è costretta a piegarsi alla forza dei campioni d’Italia. La trasferta allo Juventus Stadium si rivela ancora tabù per la squadra giallorossa, ma stavolta le cose sono andate diversamente.

Rispetto alle precedenti uscite infatti, la compagine giallorossa, ha mostrato una diversa consapevolezza di gioco che gli ha sì permesso di passare in vantaggio, ma non di chiudere la gara in almeno due occasioni da goal. Prima Gervinho, poco prima del secondo rigore di Tevez, e poi Pjanic in apertura di secondo tempo, avrebbero potuto regalare presumibilmente, la gioia di un trionfo attesa da anni. Cosi non è stato.

Alla Roma, così come in occasione della trasferta fruttuosa a metà di Manchester, è mancato il colpo del KO. Il colpo che stende chiunque, anche le grandi squadre, accezione di cui la Roma non ha ancora ben compreso i termini. Anche a Manchester, come a Torino, la Roma ha avuto diverse opportunità di passare in vantaggio e si è mostrata in più occasioni in controllo della gara, ma le è mancato l’affondo decisivo.

Eppure negli ultimi tre anni si sono fatti eccome passi in avanti. Basta citare la Roma versione Zeman che si sciolse a Torino sotto i colpi della Juve di Conte per capire l’evoluzione della formazione giallorossa negli ultimi due anni. Del resto la stessa gara di Champions è espressione di un cambiamento di mentalità.

La Roma sembra poter giocare con assoluta naturalezza su qualsiasi campo d’Europa, ma non sembra dare l’impressione di poter vincere, o almeno non ancora, contro le big. Rudi Garcia deve trasformare la rabbia, l’agonismo e la pressione in elementi favorevoli e non demolitori per la sua squadra, trovare cioè il jolly vincente anche quando tutto sembra andarti contro, quando pensi di aver già fatto il massimo.

Il doppio confronto con il Bayern Monaco di Guardiola dovrà segnare il distacco definitivo tra la vecchia Roma e quella nuova, che aspira a raggiungere i traguardi, le attese dei tifosi e della dirigenza.

Lorenzo Russo