Se dovessimo trovare un aggettivo che descriva al meglio Jim Carrey sicuramente, per le sue mille smorfie e i suoi modi di fare poco ortodossi, il primo che ci verrebbe alla mente sarebbe “comico”. Ma basta fermarsi un secondo, ricordare tutte le volte che lo abbiamo osservato sul grande schermo, per capire che questa è solo una delle due tante facce che l’attore ci ha regalato nel corso della sua carriera cinematografica. Ha infatti interpretato innumerevoli ruoli, non recludendosi mai ad un solo genere, ma abbracciandoli tutti.

Sicuramente a consacrarlo al successo fu l’annata del 1994, dove la sua straripante comicità fisica lo portò ad interpretare il ruolo di protagonista in tre film, che lo hanno condotto ai vertici della comicità.

Il primo di questi è “Ace Ventura: l’acchiappanimali” di Tom Shadyac, dove interpreta un detective demenziale dal grande ciuffo, la camicia colorata e il sorriso smagliante, diventato una vera icona degli anni ’90. Tutti conoscono Ace Ventura, ed è da questa popolarità che iniziò la sua annata d’oro che continuò con “The Mask” di Chuck Russell. In questo film interpreta un mite bancario dalla duplice natura di uomo e cartoon, duplicità datagli da una maschera antica che lo trasforma in uno “ssssspumeggiante”  tornado di follia e vivacità vestito di giallo. Già da questa interpretazione magistrale era facilmente intuibile la duplice bravura di Carrey, che riusciva a trasformare i suoi lineamenti da timidi e mansueti a sfacciati e arroganti semplicemente con l’applicazione di un trucco verde. Poi il ruolo in “Scemo & Più scemo” di Peter e Bobby Farrelly, in cui, col suo taglio a scodella e il dente scheggiato, riesce ad apparire adorabile anche nell’interpretazione di un fastidioso ragazzo al limite della demenza.

Raggiunto quindi un certo ruolo e una certa fama, affermando ancora di più la sua influenza ad Hollywood nel celebre ruolo dell’Enigmista in Barman forever, decide di lanciarsi alla ricerca di una nuova dimensione: quella drammatica.

Anche questo esperimento gli riesce alla perfezione, ed interpreta in maniera commovente “Man on the Moon” di Milos Forman, dove interpreta un comico-genio, toccando qualsiasi aspetto della sua vita, da quella pubblica a quella privata, riuscendo a far vibrare tutte le corde dell’animo estremamente (dis)umano del personaggio e raggiungendo l’impossibile: Jim, con questa interpretazione, vola davvero sulla Luna.

E poi arriva “Truman Show“, un film quasi profetico, dove riesce a mescolare perfettamente comicità e dramma, ad esternare tutta la sua eccellenza teatrale. Si dice che un vero comico debba anche saper far piangere, ed ecco sullo schermo la figura di un “felice” Truman, intrappolato a sua insaputa dalla nascita in un mondo fittizio, un reality show crudele di cui lui è il famosissimo protagonista. La lenta presa di coscienza di Truman, il riuscirsi a svincolare dalla soap opera della sua vita riaffermando la sua natura di essere umano e il saluto finale col quale si conclude il film ed inizia la vita del protagonista, lasciano sulla bocca dello spettatore un sorriso amaro, e l’intensità dell’interpretazione ha raggiunto livelli così alti da segnare la storia del cinema.

E da allora la sua carriera è tutta così: un alternarsi di ruoli comici e drammatici, un riuscire ad entrare nella psicologia di qualsiasi personaggio a tal punto da renderlo reale, da far affezionare lo spettatore a quella figura che trasuda di vero anche nei ruoli più fantasiosi. Salta dalla comicità demenziale di “Io, me & Irene” all’esprimere timidezza e soggezione in “Eternal Sunshine of a Spotless Mind“, e così via, fino ad oggi.

Quindi no, non è comico l’aggettivo che caratterizza Jim Carrey, perchè lui riesce a vestire ogni personaggio, mettendoci sempre un pizzico di quella bizzarra personalità che lo appartiene. Camaleontico? no, poliedrico. Oppure, più semplicemente: magnifico.

Camilla Ruffo