Cento sono le proposte da parte di Confindustria per attuare una nuova riforma scolastica. Ieri, 7 Ottobre, si è svolta «Prima giornata dell’Education» presso l’università romana Luiss Guido Carli.
La giornata si è aperta con una serie di proposte ma quattro i nodi principali: merito, valutazione, alternanza, innovazione; il progetto è stato promosso in collaborazione con il Gruppo 24 Ore e con il nuovo quotidiano digitale Scuola24.
Molti gli interventi a partire dal Rettore ad alcuni membri dell’Enel e di Finmeccanica.

Le proposte di Confindustria, presentate nere su bianco dopo una serie di lunghi dibattiti fra insegnanti, studenti, imprenditori e genitori, sono piuttosto chiare ma difficili da attualizzare.
Uno dei problemi principali, facilmente riscontrabili, è la sempre maggiore riduzione delle ore scolastiche. Che la soluzione ad un paese pronto verso il lavoro sia questa?
La risposta è piuttosto intuibile: no.
Alcune delle proposte formative presentate durante l’incontro sono state riferite a ciò che dovrebbe fare da trait-d’union fra università e lavoro.
Necessario è riformare quest’aspetto del nostro sistema formativo – hanno rilevato le aziende – così da potenziare i servizi di placement e di orientamento.
Le università italiane sono ancora poco in linea con i profili lavorativi richiesti e ciò è una grande pecca del sistema.

Altre proposte sono state riferite, da parte delle industrie, sempre in merito al percorso formativo universitario, alla loro entrata negli ITS (le super scuole di tecnologia post-diploma) e promuovere progetti formativi come l’Erasmus job placement.
Altra proposta è di inserire almeno una materia, non linguistica, spiegata, dalle “ex elementari” alle superiori in lingua straniera.

Molte le proposte anche per quanto riguarda il settore degli Istituti Tecnici Superiori, ad esempio, Confindustria si ritiene favorevole all’annuncio di rendere obbligatorie le esperienze di apprendimento on the job negli ultimi tre anni per almeno 200 ore.
Si cercherà, inoltre, di promuovere i laboratori scolastici. Si auspica che, al tempo stesso, si potenzino pure i laboratori «Negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso il 25% di produzione industriale e il 10% dei laureati. E un Paese non può crescere se spegne i suoi motori» -afferma il presidente della Conferenza Stefano Paleari.

Che il programma di Confindustria porti a risultati positivi è da auspicare, così come ciò che per ora è solo “proposto” e non ancora attualizzato: –Non sarà facile una riforma del genere in passato sono stati fatti dei tentativi che sono costati anche cari per chi li ha proposti, ma l’alleanza tra corporativismo e burocrazia è stata impossibile da scardinare– ha dichiarato Lo Bello.

Claudia Polo