Ennesima bocciatura per la giustizia italiana. Il Consiglio d’Europa (istituzione indipendente dall’UE e che comprende tutti gli Stati dell’Europa continentale tranne la Bielorussia e comprese Russia e Turchia) nel suo quinto rapporto sull’efficienza della giustizia nei Paesi membri, annota che l’Italia, alla fine del 2012 era il Paese con più processi penali pendenti, 1.454.452, e il secondo dopo la Germania per numero di cause civili in attesa di giudizio, 4.650.566. Inoltre risultiamo secondi, dopo la Turchia, per numero di giorni (424) che occorrono per arrivare a una sentenza di omicidio volontario e terzi, dopo Bosnia e Malta, per quelli necessari ad ottenere una sentenza in un processo civile, 590 giorni.

Tuttavia nel rapporto si fa anche notare che nel nostro Paese il budget riservato alla giustizia è stato protetto dagli effetti della crisi e ci annovera tra le nazioni che non hanno tagliato i fondi destinati al sistema giudiziario, a differenza di altri Paesi colpiti fortemente dalla crisi come Spagna, Grecia e Portogallo, e, sempre secondo il rapporto, in un settore in particolare qualche passo avanti da parte dell’Italia è stato fatto: sull’uso dell’informatica da parte dei tribunali il nostro punteggio è migliorato rispetto alla precedente rilevazione.
La Commissione inoltre nota che il numero di arretrati nel civile è sì diminuito tra il 2006 ed il 2012, ma ciò “può essere spiegato da una diminuzione dei nuovi ricorsi, dovuta all’introduzione di una tassa per iniziare determinati processi civili, piuttosto che da un aumento dei processi terminati“.

Immediate le reazioni del mondo politico. “Un altro triste primato, di cui non andare certo orgogliosi”, ha dichiarato la rappresentanza del Movimento 5 Stelle al Consiglio d’Europa, “sul quale l’azione del governo è totalmente passiva, condita da slogan elettoralistici tipici, sì, del più insano populismo. Il Coe fotografa l’immobilismo di un esecutivo preoccupato e vendere solo le sue dichiarazioni sulle prime pagine dei giornali. La realtà è che la riforma della giustizia sbandierata da Matteo Renzi, oltre che presentare pericolosissime lacune, è ancora bloccata nei garage degli uffici del legislativo di Palazzo Chigi. Dal 24 novembre 2011, peraltro, il nostro ordinamento (cioè il Vassalli del 1988) è stato dichiarato dalla Corte di Strasburgo non conforme al diritto comunitario e l’Italia ha ricevuto una lettera di messa in mora dalla commissione europea il 26 settembre 2013. C’è dunque il fondato pericolo“, concludono i pentastellati, “che venga aperta una procedura d’infrazione, l’ennesima, che ci costerebbe una sanzione di almeno 37 milioni di euro e che oggi cresce di altri 36 mila euro al dì.

Il PD invece affida il suo commento al responsabile Giustizia del partito, Davide Ermini, che risponde così: “I dati diffusi oggi dal Consiglio d`Europa sullo stato della giustizia italiana giungono ad ennesima preoccupante conferma della cattiva funzionalità del sistema. Ora tutti devono collaborare perché si portino a termine le riforme, confrontandosi e discutendo. Non è il momento delle polemiche ma quello di guardarci negli occhi e portare l`Italia fuori da una situazione non degna per il nostro Paese“.

Giacomo Sannino