A  Novembre del 2011 si è costituita la Sezione dell’ANPI di Afragola e Casoria. Ci si potrebbe chiedere  il perché di questa scelta, a tanti anni di distanza  dalla fine della II guerra mondiale. E ci si potrebbe chiedere ancora quale senso abbia costituire oggi una Sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) dal momento che  ben pochi, purtroppo, sono i Partigiani ancora in vita.

Sembrerebbero  delle domande di buon senso e del tutto motivate. Ma non è così. In realtà, porsi quesiti del genere  significa non tener conto  di quanto è accaduto in Italia, in quella fase storica così drammatica per il nostro Paese.

E, in particolar modo, significa  non tener conto di cosa è accaduto in Italia  dopo  il 25 Luglio del 1943 (arresto di Mussolini  e fine del fascismo) e, sopratutto, dopo l’8 Settembre  dello stesso anno (armistizio  dell’Italia con  la coalizione dei Paesi antifascisti e antinazisti  composta da USA, URSS, Francia e Inghilterra).

Con la fine del fascismo e con l’armistizio gli italiani si illusero che finalmente  fosse finita la guerra. Ben presto  presero atto  che, invece della pace, si stava aprendo un periodo ancora più tragico che avrebbe apportato nuovi lutti e nuovo dolore. Per la prima volta dal 1860, l’Italia si ritrovò di nuovo lacerata e divisa in due diverse organizzazioni statuali, invasa dall’esercito tedesco, che da alleato dell’Italia diventò occupante  delle nostre terre, e attraversata dalle truppe  dei nuovi  alleati  anglo-americani in guerra   contro i nazifascisti.

I Partiti antifascisti italiani, durante il ventennio fascista, erano stati costretti ad agire nella clandestinità  per sfuggire alle persecuzioni della dittatura. Nonostante queste difficoltà, soprattutto al nord, ad opera  in particolare  di militanti del Partito Comunista, si registrarono manifestazioni di protesta  che ebbero il loro culmine  nel Marzo del 1943 con imponenti scioperi nelle grandi Città industriali del nord.

Ma ora i Partiti antifascisti potevano  muoversi alla luce del sole. Si organizzarono, pertanto, politicamente e militarmente  per scacciare lo straniero dal suolo italiano e per  sconfiggere definitivamente  Mussolini  che, con il sostegno della Germania di Hitler,  aveva costituito nelle regioni del nord  la Repubblica sociale , nel tentativo disperato di  riprendere in mano le sorti del nostro Paese.

Nacque, quindi, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che, come primo atto chiamò il popolo “ALLA LOTTA E ALLA RESISTENZA” e diede vita ad un vero e proprio esercito composto di  volontari  che  decisero di mettere in gioco la propria vita,   animati dal grande ideale  di contribuire alla nascita di una nuova Italia libera dallo straniero e  senza dittatori  capace di assicurare un futuro  nuovo  di   eguaglianza e  di giustizia sociale.

Si ebbe così, dall’8 Settembre del 1943   al 25 Aprile del 1945,  quel fenomeno politico, culturale, ideale e militare che va sotto il nome di RESISTENZA. Certo,  la RESISTENZA non  fu un fenomeno che coinvolse le grandi masse.

E’ importante, però, sottolineare che una parte  significativa del nostro popolo, composta da uomini e donne, giovani e anziani, operai, contadini, intellettuali, professionisti e  sacerdoti,  nel caos dell’Italia di quegli anni,  comprese  che era venuto il momento di non  stare a guardare o  peggio di voltare la faccia dall’altra parte. Questi italiani, I PARTIGIANI, compresero, invece, che  se volevano che si chiudesse l’umiliante storia  del “CREDERE, UBBIDIRE E COMBATTERE”, imposta dalla  dittatura fascista, dovevano diventare protagonisti di un processo di cambiamento  anche a costo di rimetterci la vita.

Sulla scena politica e militare italiana  ed europea  si presentò, così, un’altra Italia oltre a quella fascista. Un Paese “di coscienza”, coraggioso, ansioso di riscatto, che, almeno in parte, era  già emerso  negli scioperi  dei mesi precedenti  nelle grandi città  del nord. Si passò, così, dalla cupezza e dalla passività  che avevano caratterizzato i vent’anni di dittatura, alla stagione  della volontà di essere protagonisti  della propria esistenza  collaborando alla costruzione di un’Italia libera e democratica. E a Napoli  si manifestò il primo segnale di questa volontà di riscossa.

I napoletani, durante le  esaltanti e drammatiche  QUATTRO GIORNATE, dal 27 al 30 Settembre del 1943, si ribellarono agli aguzzini tedeschi  e ai loro alleati fascisti e  inflissero una cocente umiliazione al potente esercito germanico costringendolo  a scappare dalla città. E nel corso dei mesi successivi fino al 25 Aprile del 1945  i Partigiani italiani con la loro  RESISTENZA  si guadagnarono il rispetto delle truppe alleate  e dei loro governanti,  che  ne riconobbero  il contributo  determinante  per la sconfitta del nazifascismo e la LIBERAZIONE del nostro Paese.

Grazie a questa  volontà di riscatto,  si ebbe, poi, la nascita della REPUBBLICA con il Referendum istituzionale del 2 Giugno 1946 e, successivamente, l’approvazione di una nuova COSTITUZIONE  che sancisce dei principi fondamentali  socialmente avanzati a garanzia della LIBERTA’ e dell’UGUAGLIANZA  non solo astrattamente predicate ma  da riconoscere concretamente  a tutti i cittadini.

Dal dopoguerra  in poi, fino ai giorni nostri, la storia d’Italia  è stata segnata  da profonde e laceranti contraddizioni. Tanta parte della CARTA COSTITUZIONALE  è tuttora disattesa ed in termini sempre più preoccupanti si diffondono atteggiamenti di sfiducia  tanto da spingere alcuni storici ed esponenti politici a  parlare di RESISTENZA TRADITA o  di fallimento della RESISTENZA.

Lo storico Claudio Pavone in un’intervista rilasciata a Novembre del 2013 a PATRIA INDIPENDENTE, rivista dell’ANPI,  così si esprime a tale proposito: “Purtroppo l’Italia, fin dal Risorgimento, non è mai riuscita ad avere  nel suo corpo sociale una maggioranza compatta di carattere democratico. E infatti abbiamo inventato il fascismo, questo non va mai dimenticato. La RESISTENZA non ha fallito:questa idea l’ho sempre combattuta. Forse il  suo progetto è rimasto incompiuto,forse proprio negli obiettivi più alti che si era data, ma non si è trattato di fallimento. Affermarlo è una vera stupidaggine”.

Vittorio Mazzone
ANPI Afragola/Casoria