Milano ieri è stata teatro del vertice UE sul lavoro. I grandi dell’Europa si sono incontrati per volere dell’Italia, che detiene la presidenza del semestre europeo, nel capoluogo lombardo. Scopo del presidente Renzi è stato quello di poter incassare definitivamente la fiducia dell’Europa sul Jobs Act e, a giudicare da quanto commentato soprattutto da Angela Merkel, l’obiettivo del premier italiano è stato ampiamente raggiunto.

«Sul fronte dell’occupazione si devono eliminare le barriere presenti nel mercato del lavoro e l’Italia sta facendo un passo importante con il Jobs act» ha detto la Cancelliera tedesca, dichiarandosi dunque soddisfatta da quanto portato avanti dal belpaese.

Dello stesso avviso è anche il presidente dell’Europarlamento, Martin Shultz, secondo il quale l’Italia «è fantastica, sta facendo il massimo per mobilitare gli investimenti e io la sostengo in questo. Non avremo mai bilanci sostenibili se non abbiamo crescita e più entrate. Tagliare solamente non ha senso».

Parole ottimistiche anche da François Hollande che, non appena arrivato al vertice UE a Milano, ha commentato quanto l’Europa sta facendo soprattutto per incrementare il settore dell’occupazione. «La crescita e la creazione di posti di lavoro sono la priorità di tutti gli europei, siamo tutti coinvolti. Occorre insistere con il piano di investimenti europeo e regolare meglio il ritmo delle politiche di bilancio. Ci sono Paesi che si impegnano per le riforme strutturali, ma devono trovare un ambiente europeo favorevole» e sull’annuncio della Francia di voler alzare il tetto del 3% del deficit/PIL, Hollande rassicura «La Francia cercherà di rispettare i propri impegni, useremo tutti gli strumenti di flessibilità previsti».

Un alzamento del tetto del deficit/PIL al 3% sembra voler essere perseguito anche dall’Italia. Difatti il premier Renzi ha così commentato la scelta di alzare il tetto al 2.9%: «Il 3% è un parametro di vent’anni fa, ma abbiamo un problema di reputazione e nella prossima legge di Stabilità lo rispetteremo mettendo il tetto del deficit al 2,9% del Pil».

Renzi non ha mancato di esprimersi neppure sul Jobs Act e sull’Europa stessa. Per quanto riguarda il primo punto, obbligatorio è ricordare la tensione che aleggia in Senato, soprattutto dopo i disordini avvenuti nella mattinata di ieri, episodi che il premer ha definito «semplici sceneggiate». Più incisivo, invece, è stato sul fronte europeo. «Un’Europa che pensa solo ai vincoli è arida. Senza crescita non c’è lavoro, senza lavoro non c’è dignità, senza dignità non c’è Europa».

Al summit di Milano non sono mancati neppure messaggi da parte del presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy e da José Manuel Barroso. «Bisogna abbassare le tasse sul lavoro per combattere la disoccupazione, serve flessibilità» e ancora «Abbiamo conquistato la stabilità, ma non abbiamo ancora vinto la scommessa sulla crescita che resta debole e iniqua. Il mio messaggio agli Stati è: per avere più crescita e maggiore occupazione andate avanti con le riforme».

Tuttavia, se Renzi ha incassato la fiducia in Europa, in Italia critiche e commenti negativi arrivano soprattutto dai sindacati e in particolar modo da Landini, segretario della FIOM e fautore di una protesta in piazza a Milano. «Caro Renzi non c’è niente di moderno in quello che proponi. Noi diciamo no alle vecchie ricette e sì all’estensione dei diritti. Se serve siamo pronti ad occupare le fabbriche».

Maria Stella Rossi