Arriva nella notte, dopo una lunga e travagliata giornata, la fiducia sulla legge delega sul Jobs Act al Senato. Sin dalla mattina sono state numerose le proteste delle opposizioni, con forti momenti di tensione trai vari gruppi parlamentari, ma alla fine il Senato ha votato in maniera favorevole. Sono stati 278 i votanti con 165 sì, 111 no e 2 astenuti.

Ora il governo ha carta bianca per lavorare sul jobs act, la riforma del lavoro. Molti dettagli della legge che sarà presentata dal governo alle camere sono già noti. Il contratto a tutele crescenti è una proposta sicuramente presente nel pacchetto, così come la modifica dell’articolo 18 che eliminerà la reintegra per i licenziamenti per motivi economici. Secondo il ministro del lavoro, l’idea di legge che ha il governo concorrerà alla creazione di 83mila nuovi posti di lavoro, e la presenza del contratto a tutele crescenti, con l’eliminazione di molte forme di contratto, riuscirà a rendere più conveniente il costo del lavoro sia per imposte dirette che indirette.

Nonostante le proteste in aula e le già preannunciate iniziative dei sindacati, Renzi tira dritto. “Vado avanti, non mi spaventano le sceneggiate dell’opposizione, a me spaventa la disoccupazione” dice il premier da Milano, dove era impegnato nel vertice UE e dove avrebbe voluto annunciare il primo sì ufficiale al Jobs Act. Sempre da Milano arriva la benedizione di Angela Merkel, a riprova della nuova sintonia tra il premier italiano e la cancelliera tedesca. “Abbiamo un grosso problema in Europa sulla disoccupazione giovanile. Con il Jobs act – spiega il primo ministro tedesco – l’Italia ha adottato misure molto importanti“. Apprezzamenti anche da Trichet, secondo cui, una volta approvato il Jobs Act, l’Italia potrà tornare a crescere.

Le proteste al senato sono iniziate dalla prima mattinata, con protagonisti il MoVimento 5 Stelle, SEL e la Lega Nord. Il MoVimento 5 Stelle, che ha tirato monetine sui banchi dei ministri, è stata il protagonista della mattinata, quando è stato addirittura espulso, tra le polemiche, il capogruppo Vito Petrocelli. SEL, con la capogruppo, Loredana De Petris, è stata protagonista di una bagarre con i colleghi del PD che ha visto la senatrice Fattorini contusa ad un polso. La sera il senatore della Lega Nord, Gian Marco Centinaio, ha tirato il regolamento del senato contro il presidente Grasso, “colpevole” di aver stracciato quel regolamento.

Alla fine, tra le polemiche, la legge delega è passata anche coi voti della minoranza PD, che ha votato in massa sì. Trai sì al provvedimento anche i civatiani, come Walter Tocci che ha fatto sapere che, nonostante votasse il provvedimento per evitare una crisi politica al partito, si sarebbe dimesso all’indomani del voto perchè, a suo dire, non è stato messo in condizione di svolgere il suo lavoro secondo le proprie convinzioni. Pippo Civati attacca il governo che sta per modificare l’articolo 18 nonostante una legge delega generica. “Ma se la delega non cita l’articolo 18, come farà il governo a ‘decretare’ sull’articolo 18?” si chiede Civati. Dure dichiarazioni arrivano anche da Forza Italia tramite il capogruppo al Senato Paolo Romani. “La rivoluzione annunciata dal presidente del Consiglio ha subìto una brusca marcia indietro all’indomani della direzione Pd. Da parte nostra, solo l’amara constatazione di un’occasione persa. Abbiamo sempre profuso il nostro impegno nelle riforme per il Paese, ma questo provvedimento si allontana sempre di più dalle prospettive iniziali e dalla nostra coscienza riformatrice“.

Francesco Di Matteo