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Dal 2008 a Caivano c’è un’associazione che si occupa di bambini, di riqualifica dell’area Parco Verde, di rifiuti, di manutenzione degli edifici abbandonati, della messa in sicurezza dell’area dalla spaccio di droga. Ma lo Stato dov’è? Abbiamo chiesto a Bruno Mazza, tra i fondatori dell’associazione Un’infanzia da vivere, di darci qualche risposta al riguardo e parlarci del suo impegno:

Bruno, come nasce l’ass. Un’infanzia da vivere?

Nasce dalla volontà delle persone, stanche di vedere i propri figli costretti a fare i conti con una realtà violenta e degradata. Abbiamo cercato di ridare un’infanzia ai bambini che sanno troppo presto cos’è la droga, l’illegalità, attraverso attività creative e ricreative.

Sono già sei anni che l’associazione è attiva ma se n’è parlato davvero poco. Qualcosa è uscito fuori grazie al tuo intervento nella trasmissione Servizio Pubblico. Come mai c’è così poco interesse da parte dell’informazione su temi tanto importanti e positivi?

Sai, l’emarginazione che noi viviamo non è solo territoriale ed umana, ma anche mediatica. Più volte abbiamo chiesto ai giornali di appoggiare la nostra causa, di darci voce, ma abbiamo avuto parecchie porte in faccia. Dopo la puntata di Servizio Pubblico dello scorso settembre siamo stati contattati da giornalisti e politici. Oggi conta la “volontà mediatica”, purtroppo. Qui siamo completamente isolati. Le informazioni di ciò che facciamo non giungono a Napoli, e viceversa. Le informazione su Corsi di formazione, ad esempio, che potrebbero interessare i ragazzi della zona, non ci arrivano. Di conseguenza anche le nostre denunce, la nostra “volontà”, seppure caparbia, non è forte come una serata in una trasmissione televisiva di stampo nazionale.

Come riesce la vostra associazione ad andare avanti, nonostante questo isolamento?

Non è facile, ma la voglia di cambiare le cose è tanta. Abbiamo costruito un campetto di calcio grazie ad un finanziamento di 25 mila euro, con l’aiuto della fondazione Cannavaro Ferrara Onlus e della Società Farvima S.P.A di Mirko De Falco ma attorno ci sono ovunque le siringhe dei tossicodipendenti, che il Comune non viene a ritirare e della cui rimozione si occupa la nostra associazione, pur non essendo di nostra competenza. Abbiamo fatto in modo di creare laboratori di artigianato come il progetto “Mani in arte” con la collaborazione della Chiesa San Paolo Apostolo, che ha donato il forno, il centro servizi del volontariato C.S.V Napoli, la comunità Luigi Del Prete, il Forum Comunale della Gioventù di Caivano ,Confimpresa Campania il cui Vice Presidente, Vittorio Terracciano, ha donato la progettazione e l’esecuzione dei lavori, mentre della messa in sicurezza dell’impianto elettrico se n’è occupata il Geometra Giovanni Velluto dell’azienda Teckno E.L.L.E. In questo modo i nostri ragazzi potranno sperimentare le proprie capacità, cimentandosi nella lavorazione del pane ad esempio. Certo mancano diversi materiali, ma fortunatamente ci sono spesso aziende che sposano il nostro progetto regalandoci ciò che possono.

Di certo un’alternativa l’avete reata, ma la situazione è comunque critica. Come pensi possa cambiare?

Si può se tante associazioni, piccole e grandi, come Libera, si muovono insieme. Farsi sentire, attirare l’attenzione dei media e delle istituzioni. Occuparci già dei ragazzi non è semplice; qui si usano sguardi, gesti, non parole. Sono quelli a fare la differenza. Noi chiediamo che la partecipazione delle istituzioni sia più attiva e costante, ma soprattutto di darci fiducia perché conosciamo le problematiche della zona, perché abbiamo una certa credibilità e affidabilità, cosa che basterebbe a convincere le forze politiche a darci maggior raggio d’azione. Aderendo al progetto “Let’s clean up Europa!”, ripuliamo Parco Verde raccogliendo tante, troppe siringhe che il Comune non ritira, nonostante ne avesse dato disponibilità. Intanto la ditta Bolton-Alba Paciello, pagata per ripulire la zona, continua nel suo disservizio. Si giustifica adducendo atti vandalici che rendono inutile ed impossibile il lavoro ma il vero responsabile è l’ufficio ambiente di Caivano che dovrebbe controllare se il lavoro viene svolto correttamente.

Dopo il tuo intervento da Santoro, qualcuno ha accolto il vostro annuncio?

Sì, finalmente abbiamo ricevuto l’attenzione che chiedevamo da tempo. Siamo stati contattati dal Presidente della Regione Campania per chiederci di più sul progetto “Parco Verde”, di cui non era a conoscenza. Eppure il progetto è iniziato già nel 2012, sperimentato su 110 famiglie di Viale Azalea, raggiungendo il 97% della differenziata, per poi essere interrotto, senza motivo, dall’amministrazione. Ora attendiamo che il progetto passi al vaglio e che ci venga dato il via per ripartire.

Bruno e tutti gli associati, i volontari e i ragazzi dell’associazione Un’infanzia da vivere sono esempi sani di civiltà e aggregazione cittadina. Nelle aree cosiddette “a rischio” è l’unico modo per andare avanti. Qui, anche le mansioni più semplici, quelle che spettano di diritto, vengono negate da chi di dovere. Se non ci fossero associazioni come Un’infanzia da vivere il tasso di criminalità si alzerebbe vertiginosamente. Forse sarebbe più corretto parlare di “ragazzi perduti” che di criminali, perché a 14 anni non hai consapevolezza di ciò che sei, di ciò che hai attorno e del tuo potenziale. Ti guardi intorno, emulando ciò che vedi. E se ciò che vedi è desolazione, è facile immaginare come andrà a finire. Un’infanzia da vivere è la speranza concreta che il finale da scrivere può essere decisamente diverso.

Agnese Cavallo

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Agnese Cavallo, nasce a Napoli il 14 novembre 1985. Da sempre appassionata di classicità, da quando il padre le raccontava i miti greci e l’Odissea in lingua napoletana, decide che la letteratura e le materie umanistiche saranno il suo futuro. Si iscrive, così, al Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Portici (Na) e continua l’esperienza umanistica alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. Consegue la Laurea triennale nel 2013 con 103/110, presentando una tesi sull’opera di Francesco Mastriani “i Vermi. Studi storici sulle classi pericolose in Napoli”, importante giornalista e scrittore di feullitton napoletano di fine ‘800. Il giornalismo, infatti, è da sempre una passione e, quasi, una vera missione. Convinta che i giornalisti siano spesso persone lontane dalla realtà, pronti, più che alla denuncia alla gogna mediatica, nei suoi articoli preferisce una sana soggettività volta all’etica e al sociale anziché un’oggettività moralistica e perbenista. Nel febbraio 2012 inizia la sua esperienza con il giornale “Libero Pensiero” prediligendo il sociale, la cronaca, la cultura e anche la politica. Il suo argomento preferito? Napoli, tra contraddizioni e bellezza.