Sul Jobs Act interviene anche il presidente della Bce Mario Draghi, cercando di rassicurare gli italiani in merito al timore di eventuali licenziamenti di massa, poiché “l’Italia è stata in recessione così a lungo che le imprese che volevano licenziare lo hanno già fatto”.
Una linea di pensiero, dunque, che può sembrare d’appoggio per le riforme del Governo Renzi.

Lo stesso Draghi, tuttavia, afferma successivamente che “le riforme del mercato del lavoro devono rendere più facile per le aziende assumere giovani, non licenziarli, o almeno non licenziarli così facilmente”. Ed è proprio la situazione di disoccupazione giovanile che merita particolare menzione da parte del presidente della Bce, che la vede legata alle riforme del 2002 , con l’introduzione di nuovi contratti molto flessibili, destinati soprattutto ai giovani, che ”hanno depresso la domanda”. Viene inoltre sottolineato in merito come “con la crisi queste posizioni sono state eliminate”. Il compito di far virare le riforme verso l’occupazione, poi, viene affidato da Draghi agli elettori, che devono “mandare a casa i governi che non agiscono sulla disoccupazione”.

Il discorso, poi, apre sull’oramai diffuso ritornello della “necessità delle riforme”, in particolare del mercato di lavoro, che devono rendere “più facile per le aziende assumere i giovani”.

Sempre in merito alle riforme, non meno indispensabili apparirebbero quelle strutturali, che a causa della crescita troppo bassa non possono essere ritardate, da cui però la Bce sembra prendere le distanze, poiché, come afferma lo stesso Mario Draghi, “i governi sanno bene cosa fare. Non hanno bisogno di consigli da noi. Devono semplicemente attuare le loro specifiche riforme strutturali nazionali”.

L’importanza delle riforme è rinchiusa nelle parole dell’esponente della Bce, che riferito ai governi dell’Eurozona afferma: “chi non riforma sparirà”.

In merito alla ripresa economica, i dati dell’ultimo Bollettino della Bce evidenziano come  “dopo quattro trimestri di moderata espansione, il Pil reale dell’area dell’euro è rimasto invariato nel secondo trimestre del 2014 […]. Benché tale andamento sia in parte riconducibile a fattori transitori, sembra essersi altresì verificata una certa perdita di slancio della crescita dall’inizio dell’estate”.

La Bce, dopo aver stabilito che i rischi per il 2014 restano “al ribasso”, risulta ottimista sulle “prospettive per una moderata ripresa” attese per il prossimo anno, seppur continuano a coesistere domanda interna, sostenuta dai tassi bassi, dai miglioramenti delle condizioni finanziarie, dai progressi nel risanamento dei conti pubblici e dalle riforme strutturali, e i problemi “della disoccupazione elevata e la cospicua capacità produttiva inutilizzata“.

Per Draghi, non vi è altra uscita dalla crisi se non “la fiducia nel futuro potenziale delle nostre economie”.

Morena Grasso