In seguito alla bagarre in Senato conseguente l’approvazione del Jobs act, si respira aria da resa dei conti all’interno del Partito Democratico. In minoranza, che in larga parte ha votato si alla delega, non sono mancati i disobbedienti. Secondo il Vicesegretario Lorenzo Guerini la questione è:“Da affrontare in direzione”. E nel frattempo il Premier e Segretario del Partito, Matteo Renzi ha riunito la Segreteria in mattinata. Ha ringraziato i senatori che hanno lavorato “per il bene del Paese”, ed attacca il Movimento 5 Stelle, relegando le loro critiche nel novero delle “sceneggiate che oramai hanno stancato anche i loro elettori”.

Sono poi state presentate parole di distensione verso la componente di minoranza del Partito, ringraziandola per il placet dato al provvedimento, e verso Walter Tocci, al quale il Premier ha chiesto di ripensare alla sua volontà di dimettersi da senatore perché “la sua intelligenza, la sua passione e la sua competenza sono necessarie ad un partito che ha il 41% dei consensi”.

A stretto giro, il Senatore Tocci interviene, ringraziando il Premier, ma ribadendo che le dimissioni “non sono un gioco” e che “una volta date, sarà l’aula a decidere se accettarle o respingerle”

Più tardi l’ex Segretario Pier Luigi Bersani ha dichiarato che si augura che non venga posta la fiducia anche al passaggio alla Camera, auspicando che ci sia spazio e tempo per la discussione e le modifiche sul jobs act. Stesso concetto è ribadito anche da Gianni Cuperlo, che ha dichiarato:“Voglio che questo Governo faccia buone riforme, ma se va avanti a colpi di fiducia per condizionare anche i parlamentari del PD, non si va nella direzione del cambiar verso, ma vuol dire andare contromano”.

Nel novero dei dissidenti ci sono coloro che non hanno votato la fiducia sul jobs act, Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti e Corradino Mineo. Lorenzo Guerini ha al momento escluso che vi siano provvedimenti di espulsione, auspicando invece una discussione in direzione serena e pacata.

Il deputato Pippo Civati, rivolgendosi a Guerini, ha affermato che:“Non si può avere un partito all’americana, con le primarie, e poi immaginare che ci sia una disciplina di partito di stampo sovietico. Se vi sarà un intervento disciplinare nei confronti dei senatori che sono usciti dall’aula al momento del voto, si aprirà un bel dibattito sulla democrazia interna”. Ha aggiunto anche che nessuno alle primarie si è candidato a governare il paese “per cancellare l’articolo 18”. Ed ha infine annunciato che non voterà la fiducia se verrà posta anche alla Camera.

Intanto, Stefano Fassina non esclude che molti seguiranno la scelta del Senatore Tocci, ed ha annunciato che parteciperà alla manifestazione della CGIL del 25 ottobre, contro il Jobs act.

La CGIL ha attaccato il Governo dicendo che “Con una maggioranza assai risicata è stato approvato un disegno di legge delega lacunoso, ambiguo, indefinito e, in molte parti, sfuggente ai criteri. La fiducia richiesta al parlamento ha avuto come unico fine quello di portare in Europa lo scalpo dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”.

Da parte dell’Ocse, invece, arriva il placet del segretario generale, Angel Gurrìa, che si congratula con Renzi per l’approvazione della delega:“Questo è uno sviluppo che salutiamo con forza. Il jobs act mette l’Italia in condizione di avere una crescita dinamica, che porterà benefici agli italiani”.

Pier Gaetano Fulco