L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato quest’anno il prestigioso premio Nobel per la fisica a tre scienziati giapponesi: Isamu Akasaki e Hiroshi Amano della Nagoya University, e Shuji Nakamura dell’Università della California Santa Barbara. Cosa gli è valso il sogno di ogni uomo di cultura? I loro studi sui diodi semiconduttori con cui hanno creato i LED blu che consentiranno un utilizzo più green ed economicamente vantaggioso di tale tecnologia.

Il Led, ovvero diodo ad emissione luminosa, ha acquistato un’importanza sempre maggiore nel corso degli ultimi anni, soprattutto nei campi d’impiego in cui è importante la vita media del componente. Il meccanismo alla base di tale tecnologia è per l’appunto il diodo semiconduttore di cui parlavamo prima, ovvero un piccolo dispositivo fatto di materiale semiconduttore, ad esempio silicio, germanio o indio. A seconda del materiale impiegato è diverso anche il colore della luce emessa dal dispositivo.

Nei primi anni novanta il trio riuscì ad inventare, a partire da particolari semiconduttori, i LED a luce blu, indispensabili per la produzione di luce bianca. Infatti, nonostante esistessero già diodi per produrre luce rossa e verde, la luce blu era rimasta una sfida per circa tre decadi. Essi ebbero insomma successo, laddove la comunità scientifica era rimasta impantanata per trent’anni.

Il passo in avanti ottenuto con la luce bianca riguarda soprattutto l’efficienza dei LED (misurata in lumen per unità di potenza in ingresso). L’ultimo record raggiunto è stato poco più elevato di 300 lm/W, considerevole se confrontato coi 16 lm/W delle lampadine normali o i 70 lm/W delle lampadine a fluorescenza. A ciò si affianca anche una drastica riduzione dei consumi. Infatti, per esempio, una lampada LED dura fino a 100.000 ore, contro le 1.000 delle lampadine a incandescenza e le 10.000 ore delle lampade fluorescenti.Un grande passo in avanti per la salvaguardia delle risorse del pianeta.

Tuttavia, se ancora non siete convinti che la luce bianca possa valere un Nobel, siamo persuasi che una rapida lettura alle motivazioni fornite dall’Accademia reale svedese potrebbe farvi cambiare idea. “The LED lamp holds great promise for increasing the quality of life for over 1.5 billion people around the world […]”, ovvero: “Le lampadine a LED rappresentano la grande promessa di migliorare la qualità della vita di oltre 1,5 miliardi di persone nel mondo”.

Come? Grazie ai bassi requisiti di consumo richiesti da questa tecnologia, il loro impiego potrebbe dilagare anche in aree in cui i problemi energetici sono più sofferti. Basta infatti un impianto solare tra i più economici a garantire l’energia sufficiente ad illuminare un appartamento. Insomma sembra proprio che ancora una volta la lungimirante Accademia svedese abbia fatto centro dicendo: “Le lampade a incandescenza hanno dato luce al XX secolo, quelle a Led illumineranno il XXI”.

Francesco Orefice