Il provvedimento emanato il 7 ottobre scorso (e pervenuto soltanto ieri) a nome della Banca d’Italia e dell’IVASS costringe Berlusconi a cedere oltre il 20% delle azioni di Banca Mediolanum. In seguito alla notizia, tonfo di oltre il 3% del titolo in Borsa.

Andiamo con ordine: il TUB, Testo Unico Bancario, dispone che i soggetti che influiscono, attraverso il proprio voto, sulla gestione sociale degli istituti bancari, debbano possedere i requisiti di onorabilità. Requisiti che Silvio Berlusconi, in seguito alla sentenza di condanna nel processo Mediaset sui diritti televisivi, ha perso.

E pertanto, sarà costretto a cedere entro 30 mesi al massimo quella parte di azioni di Banca Mediolanum che eccedono il 9,9%. Possedendo il 31,1% attraverso la Fininvest, società finanziaria di famiglia, la quota di azioni interessata dal provvedimento risulta di notevole portata, rappresentando un quinto circa del totale.

Non soltanto questi gli effetti del provvedimento: a cadere, infatti, anche lo storico patto di sindacato tutto interno a Mediolanum che lega Berlusconi a Ennio Doris, storico presidente e detentore del 40% circa della società. Lo stesso Doris conferma di essere interessato a rilevare parte della azioni che Fininvest sarà costretta a cedere, mantenendosi però al di sotto del 50% del totale e scongiurando il rischio di delisting per il titolo a Piazza Affari.

È la stessa Fininvest a rendere noto in un comunicato i dettagli dell’operazione, specificando che il CdA provvederà quanto prima, e comunque entro i termini stabiliti, a rispettare quanto stabilito da Bankitalia, “anche tenuto conto delle caratteristiche e dell’entità della partecipazione in oggetto e della rilevanza di Mediolanum spa per il mercato, per i suoi clienti e per i suoi azionisti”.

Fino ad allora, il diritto di voto sulle azioni eccedenti il 9,9% sarà sospeso. Fra le ipotesi più accreditate, c’è che i cinque figli di Berlusconi possano rilevare le azioni Mediolanum in eccesso e continuare così la gestione familiare, in sinergia con l’altro storico socio Doris.

Emanuele Tanzilli